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Amianto alle OGR di Voghera: esposto alla Procura di Pavia per il decesso dell’ex ferroviere Gianni Oliva

L’istanza chiede di accertare eventuali responsabilità legate all’esposizione all’amianto durante il lavoro

Un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia per fare luce sulle circostanze della morte di Gianni Oliva, ex lavoratore delle Officine Grandi Riparazioni di Voghera, è stato presentato dal figlio Gianluca con l’assistenza dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Oliva, dopo quasi trent’anni di attività nelle OGR di Voghera, è morto il 9 maggio 2024 a Pavia a causa di un mesotelioma pleurico maligno. L’istanza chiede agli inquirenti di verificare l’eventuale esistenza di responsabilità penali connesse all’esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa.

La richiesta del figlio alla Procura di Pavia

L’esposto punta a individuare le persone che, nel corso degli anni, hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori all’interno delle Ferrovie dello Stato e di Trenitalia.

La richiesta è quella di svolgere gli accertamenti ritenuti necessari e di verificare, sulla base degli elementi che emergeranno dalle indagini, l’eventuale configurabilità di reati. Tra le ipotesi indicate nell’atto figura anche quella di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro, oltre alle altre fattispecie che gli inquirenti dovessero eventualmente ravvisare.

«Mio padre ha dedicato gran parte della sua vita al lavoro, che svolgeva con amore e dignità ogni giorno. Vederlo affrontare una malattia devastante come il mesotelioma è stato un dolore immenso, che nessuna famiglia dovrebbe vivere. Con questo esposto non cerco vendetta, ma verità e giustizia», spiega Gianluca Oliva.

«Lo devo a lui, alla sua memoria e a tutte le persone che hanno lavorato in quegli ambienti e che ancora oggi convivono con la paura di ammalarsi. Mi auguro che venga accertata ogni responsabilità, affinché tragedie come questa non vengano mai dimenticate e nessun’altra famiglia debba affrontare lo stesso dolore», aggiunge.

Quasi trent’anni di lavoro nelle OGR di Voghera

Gianni Oliva aveva iniziato a lavorare nelle Ferrovie dello Stato il 15 maggio 1974, presso le Officine Grandi Riparazioni di Voghera. Inizialmente operaio addetto alla verniciatura, era successivamente diventato primo tecnico della manutenzione.

Fino al 2003 aveva lavorato nella revisione e nella manutenzione di carrozze ferroviarie, locomotive e altro materiale rotabile. Secondo quanto ricostruito nell’esposto, proprio nel periodo della sua attività l’amianto era ampiamente utilizzato in diversi componenti e materiali impiegati nel settore ferroviario.

Tra questi vengono indicati la coibentazione delle carrozze, le guarnizioni, i pannelli isolanti, i rivestimenti e alcuni componenti degli impianti frenanti. Secondo la ricostruzione contenuta nell’istanza, le operazioni di smontaggio, manutenzione, riparazione, verniciatura e pulizia avrebbero potuto determinare la dispersione di fibre negli ambienti di lavoro.

L’esposto sostiene quindi che l’esposizione non avrebbe riguardato soltanto i lavoratori direttamente impegnati nelle operazioni sui materiali contenenti amianto, ma anche altre persone presenti nei reparti.

La certificazione dell’origine professionale

Tra gli elementi indicati a sostegno dell’esposto figurano la documentazione INAIL e quella del Centro Operativo Regionale della Lombardia del Registro Nazionale dei Mesoteliomi.

Secondo la documentazione richiamata nell’istanza, il caso di Gianni Oliva è stato classificato come «mesotelioma maligno pleurico certo ad eziologia professionale certa». L’attività espositiva viene individuata nella manutenzione di carrozze e locomotive svolta tra il 1975 e il 2003.

Per il figlio e per il collegio difensivo, tale documentazione costituisce un elemento tecnico e istituzionale rilevante nell’accertamento del rapporto tra l’attività lavorativa svolta nelle OGR di Voghera e la patologia che ha portato alla morte dell’ex ferroviere.

L’esposto dovrà ora essere valutato dalla Procura di Pavia, alla quale spetta il compito di stabilire se procedere con ulteriori accertamenti e quali eventuali responsabilità possano emergere dalle indagini.

Le condizioni di sicurezza contestate nell’esposto

Nell’istanza vengono inoltre segnalate presunte carenze nelle misure adottate per prevenire o limitare l’esposizione alle fibre di amianto nelle Officine Grandi Riparazioni di Voghera.

Tra gli aspetti indicati figurano la presunta assenza di sistemi efficaci di aspirazione e ventilazione, la carenza di dispositivi di protezione individuale e un’insufficiente sorveglianza sanitaria nei confronti dei lavoratori esposti.

Si tratta di circostanze che dovranno essere eventualmente verificate dagli organi competenti attraverso l’esame della documentazione, delle condizioni di lavoro dell’epoca e delle altre evidenze che potranno essere acquisite.

I precedenti giudiziari sulle officine ferroviarie

A sostegno della richiesta di approfondimento investigativo, l’esposto richiama anche precedenti giudiziari relativi all’esposizione all’amianto nelle officine ferroviarie.

Tra quelli citati figura la sentenza della Corte di Cassazione n. 5037 del 6 febbraio 2001, relativa alle Officine Grandi Riparazioni di Torino, nella quale furono affrontate le condizioni di esposizione dei lavoratori all’amianto.

L’istanza richiama inoltre la sentenza del Tribunale di Torino n. 1291 del 1° aprile 2025, relativa al decesso di dieci lavoratori colpiti da mesotelioma pleurico maligno.

Secondo la difesa, questi precedenti presenterebbero elementi di analogia con il contesto lavorativo delle OGR di Voghera. Saranno tuttavia gli eventuali accertamenti della Procura a stabilire se le circostanze documentate nel caso di Oliva possano configurare responsabilità individuali.

Bonanni: «Fare giustizia significa accertare la verità»

Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale che assiste la famiglia, sottolinea la necessità di mantenere l’attenzione sulle conseguenze dell’esposizione professionale all’amianto.

«Questa storia non è un caso isolato. È una delle tante vicende che raccontano il prezzo pagato da migliaia di lavoratori che, per decenni, sono stati esposti all’amianto senza essere adeguatamente informati e protetti», dichiara Bonanni.

«Ogni procedimento giudiziario serve certamente ad accertare eventuali responsabilità individuali, ma ha anche un valore più ampio: restituire dignità alle vittime e impedire che la memoria di queste tragedie venga archiviata insieme ai fascicoli processuali», aggiunge.

Secondo il presidente dell’ONA, l’obiettivo riguarda anche la tutela dei lavoratori ancora esposti a possibili rischi. «Fare giustizia significa accertare la verità, tutelare chi è ancora esposto e rendere il giusto rispetto a chi ha perso la vita a causa del proprio lavoro. È un impegno che riguarda l’intera collettività, non soltanto una singola famiglia», conclude Bonanni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto mette a disposizione dei cittadini il numero verde 800 034 294 e il proprio sito internet, osservatorioamianto.it, attraverso il quale è possibile reperire ulteriori informazioni sulle attività dell’associazione e sull’assistenza alle persone esposte all’amianto.


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