Un’analisi condotta da Truffa.net, portale specializzato nella verifica della sicurezza online, ha individuato le applicazioni più invasive utilizzate in Italia, evidenziando differenze significative nel modo in cui vengono raccolti e condivisi i dati personali degli utenti.
Lo studio si basa sull’esame delle informative sulla privacy delle principali app, valutando sia la quantità di dati raccolti sia la loro eventuale condivisione con soggetti terzi. I risultati delineano un quadro in cui le piattaforme più diffuse combinano funzionalità avanzate e personalizzazione con un utilizzo intensivo delle informazioni personali.
Social network tra le app più intrusive
In cima alla classifica figurano Facebook e Instagram, entrambe caratterizzate da un elevato livello di raccolta e condivisione dei dati. Secondo lo studio, queste applicazioni condividono il 68,6% delle informazioni personali con terze parti e utilizzano oltre l’85% dei dati per finalità legate al funzionamento delle piattaforme e all’analisi degli utenti.
Nel settore professionale, LinkedIn emerge come la piattaforma più incisiva nella gestione dei dati, con una quota significativa utilizzata per funzionalità e personalizzazione dei contenuti, oltre a una rilevante percentuale condivisa con soggetti esterni.
Tra le altre applicazioni segnalate per un utilizzo consistente dei dati figurano YouTube, Pinterest e X, che utilizzano le informazioni raccolte per migliorare l’esperienza utente e proporre contenuti personalizzati.
Differenze tra settori: e-commerce, trasporti e intrattenimento
Nel comparto dell’e-commerce, Amazon Shopping presenta un utilizzo dei dati più contenuto nella condivisione con terze parti, ma mantiene un ruolo rilevante nell’analisi delle abitudini di acquisto.
Per quanto riguarda i servizi di mobilità e navigazione, applicazioni come Google Maps e Waze raccolgono dati legati agli spostamenti, mentre nel settore del food delivery Uber Eats e Deliveroo utilizzano le informazioni per tracciare ordini e preferenze.
Nel campo dell’intrattenimento digitale, Prime Video e Spotify sfruttano i dati per suggerire contenuti personalizzati, mentre altre piattaforme mostrano un impatto più limitato.
Le app più attente alla privacy
Lo studio evidenzia anche alcune applicazioni che adottano politiche più restrittive nella gestione dei dati. Tra queste figurano Booking.com, Trenitalia e Revolut, che registrano livelli molto bassi di condivisione con terze parti.
Anche Telegram e Skype si distinguono per un utilizzo più contenuto dei dati personali, limitato principalmente alle funzionalità essenziali.
Un fenomeno in crescita
L’analisi si inserisce in un contesto caratterizzato da una crescente diffusione delle applicazioni digitali. In Italia, circa 16 milioni di persone utilizzano almeno un’app, mentre nel 2025 si sono registrati milioni di casi di violazioni dei dati a livello globale.
Questi numeri evidenziano l’importanza di una maggiore consapevolezza da parte degli utenti rispetto alle informazioni condivise durante l’utilizzo quotidiano delle piattaforme digitali.
I consigli per la sicurezza digitale
Secondo Eli Carosi, esperta di truffe e fact checking di Truffa.net, è fondamentale adottare comportamenti consapevoli nell’uso delle applicazioni. «Le app che utilizziamo quotidianamente possono raccogliere molte informazioni personali senza che ce ne accorgiamo. Per proteggersi è importante leggere le impostazioni sulla privacy, concedere solo i permessi essenziali e aggiornare regolarmente app e sistema operativo», ha spiegato.
«È inoltre necessario evitare la condivisione di dati sensibili e prestare attenzione alle app di terze parti e alle pubblicità integrate. Scelte consapevoli e attenzione ai permessi rappresentano strumenti fondamentali per una navigazione più sicura», ha aggiunto.
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