La Lombardia continua a registrare il numero più alto di vittime sul lavoro in Italia nei primi tre mesi del 2026, nonostante il calo complessivo degli infortuni mortali a livello nazionale.
Secondo i dati aggiornati a marzo diffusi dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, da gennaio a marzo si contano in Italia 192 vittime sul lavoro, in diminuzione dell’8,6% rispetto alle 210 registrate nello stesso periodo del 2025.
Di queste, 137 persone hanno perso la vita in occasione di lavoro, mentre 55 decessi sono avvenuti in itinere, cioè durante il tragitto casa-lavoro.
Lombardia prima per numero di vittime
La Lombardia registra il dato numericamente più elevato per morti in occasione di lavoro, con 23 vittime nei primi tre mesi dell’anno.
Seguono Veneto con 16 decessi, Sicilia con 14, Toscana e Campania con 12, mentre Lazio e Puglia registrano 11 vittime ciascuna.
Nel sistema di classificazione elaborato dall’Osservatorio Vega, la Lombardia si colloca però in “zona gialla”, cioè con un’incidenza infortunistica compresa tra il 75% della media nazionale e il valore medio nazionale stesso.
L’indice medio italiano è pari a 5,7 morti sul lavoro ogni milione di occupati.
Le regioni a rischio più elevato
Le regioni considerate in “zona rossa”, con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, sono Sicilia, Molise, Liguria, Puglia, Veneto e Toscana.
In fascia arancione si trovano invece Campania e Marche.
Oltre alla Lombardia, risultano in zona gialla anche Piemonte, Sardegna, Lazio ed Emilia-Romagna, mentre Abruzzo, Umbria, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Basilicata, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta rientrano nella fascia bianca.
Il commento dell’Osservatorio Vega
Secondo Mauro Rossato, il calo registrato nel primo trimestre rappresenta un segnale positivo ma ancora insufficiente.
«La riduzione dei decessi va consolidata con più prevenzione, controlli e formazione, soprattutto nei settori più esposti», ha dichiarato Rossato.
L’Osservatorio sottolinea inoltre come resti elevato il divario che penalizza i lavoratori stranieri e come il numero complessivo delle denunce di infortunio continui a crescere.
Costruzioni e trasporti tra i comparti più colpiti
I settori maggiormente interessati dagli infortuni mortali continuano a essere quelli delle costruzioni, del trasporto e magazzinaggio e delle attività manifatturiere.
Dal punto di vista anagrafico, la fascia più colpita in termini assoluti è quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 53 vittime su 137 decessi avvenuti in occasione di lavoro.
L’incidenza più elevata rispetto al numero di occupati riguarda invece gli over 65, con 20,8 morti ogni milione di lavoratori.
Lavoratori stranieri: rischio oltre tre volte superiore
Particolarmente rilevante il dato relativo ai lavoratori stranieri.
Le vittime straniere sono 53 su 192 decessi complessivi: 40 morti in occasione di lavoro e 13 in itinere.
Secondo l’Osservatorio Vega, il rischio di morte sul lavoro per i lavoratori stranieri è oltre tre volte superiore rispetto a quello degli italiani: 15,5 morti ogni milione di occupati contro 4,5.
Aumentano le denunce di infortunio
Parallelamente al calo dei decessi cresce però il numero delle denunce di infortunio.
A fine marzo 2026 le denunce complessive in Italia sono state 150.440, in aumento del 5,3% rispetto alle 142.843 registrate nello stesso periodo del 2025.
Il comparto con il maggior numero di denunce è quello delle attività manifatturiere, seguito da sanità, costruzioni, trasporto e magazzinaggio e commercio.
Le denunce presentate dalle lavoratrici sono state 56.710, mentre quelle degli uomini hanno raggiunto quota 93.730.
Secondo i dati dell’Osservatorio, circa una denuncia su cinque riguarda lavoratori stranieri.
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