Lungimiranza, apertura internazionale, capacità di innovare e gestione del ricambio generazionale. Sono questi alcuni dei temi affrontati nel convegno “Generazioni in dialogo. Cultura d’impresa tra memoria e futuro”, promosso da I Centenari in collaborazione con Museimpresa e ospitato nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
L’incontro ha riunito a Milano imprenditori, manager e rappresentanti del mondo accademico per analizzare le sfide che attendono le imprese familiari italiane in un contesto economico segnato da instabilità geopolitica, concorrenza internazionale e trasformazioni generazionali.
Il nodo del passaggio generazionale
Al centro del dibattito il tema della continuità aziendale. Secondo i dati richiamati durante il convegno, nei prossimi dieci anni circa due milioni di imprese italiane saranno coinvolte in processi di passaggio generazionale, una fase considerata decisiva per la stabilità del sistema produttivo nazionale.
Le imprese familiari rappresentano oltre l’80 per cento del tessuto imprenditoriale italiano, ma solo una parte limitata ha già pianificato in modo strutturato la successione interna. Un elemento che, secondo i partecipanti, rende necessario rafforzare strumenti di governance, formazione e pianificazione strategica.
«Molte imprese faticano a passare il testimone», ha osservato Andrea Colli. «La globalizzazione ha imposto un’accelerazione che ha spiazzato chi non ha saputo o voluto aprirsi a una dimensione europea e globale».
Tradizione e innovazione come fattori competitivi
Nel corso dell’incontro è stato più volte sottolineato come la longevità delle imprese italiane possa rappresentare un vantaggio competitivo, soprattutto nei mercati internazionali. L’Italia è infatti tra i Paesi con il maggior numero di aziende ultracentenarie al mondo.
Per Ugo Cilento, la continuità aziendale si fonda su «Passaggio, Passione e Pianificazione». Cilento ha evidenziato come la scelta della guida futura dell’impresa debba basarsi non solo sulla continuità familiare, ma anche su competenze, professionalità e cultura d’impresa.
Anche Antonio Calabrò ha richiamato il valore della cultura industriale italiana come leva economica e identitaria, sottolineando il ruolo della creatività e della memoria storica nello sviluppo del made in Italy.
La testimonianza delle aziende storiche
Alla tavola rotonda hanno partecipato rappresentanti di storiche realtà imprenditoriali italiane, tra cui Coelmo, Distillerie Berta e Amaro Lucano.
Nel confronto sono emersi temi legati alla trasmissione del know-how, all’evoluzione dei modelli di leadership e alla capacità delle imprese familiari di adattarsi ai cambiamenti dei mercati globali senza perdere la propria identità storica.
«Saper trasformare la memoria, rendendola viva, è fondamentale per chiunque faccia impresa», ha dichiarato Antonello Grimaldi, intervenendo nel corso dell’iniziativa milanese.
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