Regione Lombardia compie un passo avanti nella riorganizzazione del sistema energetico territoriale. Il Consiglio regionale ha approvato la nuova legge “Disposizioni in materia di opere relative a reti e impianti di distribuzione di energia elettrica non facenti parte della rete di trasmissione nazionale”, un provvedimento che punta a semplificare le procedure autorizzative, favorire gli investimenti e garantire al tempo stesso la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
La normativa interviene sulle reti di distribuzione dell’energia elettrica che non rientrano nella rete nazionale gestita da Terna e sostituisce il quadro legislativo precedente, superando una frammentazione normativa che risaliva agli anni Ottanta.
Un quadro normativo unico per le reti elettriche lombarde
La nuova legge, composta da 15 articoli, riunisce in un unico testo le disposizioni che regolano gli impianti a bassa, media e alta tensione fino a 220.000 volt.
L’obiettivo è creare un sistema più uniforme e coerente, in grado di rispondere alle esigenze di sviluppo delle infrastrutture energetiche richieste dalla transizione ecologica e dagli obiettivi fissati a livello nazionale ed europeo per il 2030.
Secondo quanto previsto dal provvedimento, la semplificazione amministrativa dovrà consentire una gestione più efficiente degli interventi, riducendo i tempi burocratici e garantendo al contempo il rispetto delle normative ambientali e sanitarie.
Tre procedure autorizzative in base alla complessità degli interventi
Uno degli aspetti centrali della riforma riguarda l’introduzione di un sistema autorizzativo differenziato, calibrato sulla tipologia e sulla complessità delle opere da realizzare.
Per gli interventi più rilevanti è prevista l’Autorizzazione Unica, una procedura centralizzata che dovrà concludersi entro 90 giorni. Per gli impianti in media tensione, compresi tra 1.000 e 30.000 volt, viene invece introdotta una Procedura Abbreviata, pensata per accelerare ulteriormente i tempi di approvazione.
La terza modalità è rappresentata dall’Autocertificazione, applicabile agli interventi di rinnovo, ricostruzione e potenziamento delle reti esistenti che non comportano nuovi impatti sul territorio.
Restano escluse dagli obblighi autorizzativi le attività di manutenzione ordinaria e gli interventi sulle reti a bassa tensione, fino a 1.000 volt.
Più controlli per la tutela della salute pubblica
La legge introduce anche nuove disposizioni in materia di monitoraggio e prevenzione rispetto ai campi elettromagnetici.
I gestori degli impianti saranno infatti tenuti a comunicare entro 30 giorni l’attivazione di nuove infrastrutture sia ad ARPA Lombardia sia ai Comuni interessati.
La misura si inserisce nell’ambito delle politiche di tutela della salute pubblica e si basa sul principio di precauzione, con l’obiettivo di garantire un controllo costante sugli effetti derivanti dall’esercizio degli impianti elettrici.
Confermate le competenze di Province e Città Metropolitana
Il provvedimento conferma inoltre il ruolo delle Province lombarde e della Città Metropolitana di Milano nelle attività di autorizzazione e controllo.
Le competenze resteranno quindi in capo ai tredici enti territoriali coinvolti, evitando il trasferimento delle pratiche ai singoli Comuni.
La scelta è stata motivata dalla necessità di assicurare una gestione tecnica specializzata delle procedure e di evitare ulteriori carichi amministrativi per gli enti locali di dimensioni più ridotte.
Pase: legge necessaria per sostenere gli investimenti energetici
Soddisfazione per l’approvazione della normativa è stata espressa da Riccardo Pase, vicepresidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale e relatore del provvedimento.
«Si tratta di una legge importante e necessaria che rinnova le procedure in un momento particolarmente interessante e delicato per i grandi investimenti che stanno prendendo forma in vista degli obiettivi energetici fissati al 2030», ha dichiarato Pase.
Il consigliere regionale ha evidenziato come il nuovo impianto normativo permetta di coniugare sviluppo infrastrutturale, tutela del territorio e garanzie per i cittadini.
«Affidare queste pratiche agli oltre 1.500 Comuni lombardi, di cui il 70 per cento con meno di 5.000 abitanti, avrebbe significato penalizzare lo sviluppo energetico a causa della carenza strutturale di personale e competenze tecniche nei piccoli enti», ha aggiunto.
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