Davanti alla Basilica di Sant’Ambrogio, nel cuore di Milano, sono arrivate centinaia di persone per l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi. Sacerdote, comunicatore e fondatore di Exodus, ha dedicato la sua vita all’aiuto delle persone più fragili, trasformando la comunità per il recupero dalle dipendenze in un punto di riferimento nazionale.
Ex ospiti della comunità, volontari, educatori, sacerdoti e cittadini comuni hanno riempito il sagrato della basilica. Molti hanno voluto ricordare un uomo capace di offrire ascolto e speranza a chi attraversava momenti difficili.
Palazzo Lombardia rende omaggio a don Mazzi
Anche Regione Lombardia ha partecipato alle celebrazioni. Dopo l’esposizione del gonfalone regionale alla camera ardente allestita presso la Fondazione Exodus, a Palazzo Lombardia le bandiere sono state esposte a mezz’asta.
Alle esequie hanno partecipato il vicepresidente e assessore al Bilancio Marco Alparone, in rappresentanza del presidente Attilio Fontana, e l’assessore al Welfare Guido Bertolaso.
Fontana aveva ricordato don Mazzi subito dopo la notizia della scomparsa, definendolo «un uomo straordinario che ho avuto la fortuna di conoscere, stimare e chiamare amico».
Il presidente della Regione aveva sottolineato la capacità del sacerdote di «guardare oltre le difficoltà» e di «restituire speranza a chi la vita aveva messo più duramente alla prova». Un impegno condiviso anche attraverso iniziative dedicate all’inclusione e al sostegno delle persone in difficoltà.
«Ho incontrato un uomo che mi ha insegnato il valore di non lasciare indietro nessuno – ha detto Alparone -. Per lui la fede diventava servizio e missione. È sempre stato dalla parte degli ultimi, con attenzione e concretezza».
La gratitudine di chi ha incontrato don Mazzi
Tra le persone presenti c’erano soprattutto coloro che avevano conosciuto il sacerdote attraverso Exodus. Molti ex ospiti della comunità hanno percorso il sagrato in silenzio, accompagnati dai volontari con le magliette blu della Fondazione.
«Sono venuta qui da Voghera perché al don devo tutto – ha raccontato Anna, ex ospite di Exodus -. Per me è stato più di un genitore. Ha avuto la forza di non abbandonarmi quando ero più debole e mi ha insegnato a essere responsabile delle mie azioni».
Sul feretro un girasole, accolto da un lungo applauso. Nelle mani dei volontari, invece, calle rosse per ricordare un sacerdote che ha rappresentato per molti un punto di riferimento.
«Non faceva domande – ha spiegato Alfredo, volontario nei laboratori educativi di Exodus -. Sapeva che una mano tesa verso chi ha bisogno non deve giudicare. Questo è uno degli insegnamenti più grandi che ci ha lasciato e che spero continui a vivere nel nostro lavoro».
Milano ricorda un sacerdote vicino agli ultimi
La cerimonia in Sant’Ambrogio è stata solenne e partecipata. Il rito funebre ha lasciato spazio anche alle testimonianze di chi ha lavorato accanto a don Mazzi e di chi lo ha incontrato lungo il suo percorso.
La folla presente ha restituito l’immagine di un sacerdote difficile da definire con una sola parola. Don Mazzi ha saputo trasformare l’incontro con le persone più fragili in una missione concreta, fondata sull’accoglienza e sul cambiamento.
«Non sono credente, ma oggi volevo esserci – ha raccontato Fabrizio, uno dei cittadini presenti -. Don Mazzi, per come l’ho sempre visto, è stato una persona che stava con gli ultimi. Sono venuto a salutare non solo il prete, ma anche un uomo che rappresenta un esempio per tutti».
Il tratto che più emerge dai ricordi raccolti davanti alla basilica è proprio questo: don Mazzi non giudicava le persone per i loro errori, ma guardava alla possibilità di ricominciare.
All’uscita del feretro è partita la musica di “Io vagabondo”, la canzone dei Nomadi che il sacerdote amava particolarmente. Prima sottovoce, poi cantata da tutta la piazza, ha accompagnato l’ultimo saluto di Milano a don Antonio Mazzi.
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