L’intelligenza artificiale sta conquistando spazio anche nella grande distribuzione organizzata italiana, ma il percorso verso un’adozione su larga scala appare ancora nelle fasi iniziali. È quanto emerge dalla survey “AI nella GDO”, realizzata da Fòrema e Fondazione E.N.I.A. su incarico delle aziende tecnologiche Aton e GTN e presentata durante l’evento “Retail Tech” a Padova.
L’indagine ha coinvolto 70 tra le principali aziende italiane della grande distribuzione, un campione particolarmente rappresentativo di un settore che conta poco più di cento grandi operatori a livello nazionale. Quasi la metà delle imprese intervistate supera il miliardo di euro di fatturato annuo.
L’intelligenza artificiale entra nella distribuzione organizzata
La ricerca evidenzia come il 68% delle aziende coinvolte stia già sperimentando o testando applicazioni di intelligenza artificiale. In termini numerici si tratta di 48 realtà che hanno avviato percorsi di esplorazione o sperimentazione concreta.
Il dato conferma una crescente attenzione verso le potenzialità dell’AI nel miglioramento dei processi aziendali, ma mette anche in luce le difficoltà che caratterizzano il passaggio dalla fase progettuale all’adozione strutturata.
Solo una delle 70 aziende intervistate, pari all’1,4% del campione, ha infatti dichiarato di aver raggiunto la fase di scaling industriale, ovvero l’integrazione dell’intelligenza artificiale su larga scala nelle proprie attività operative. Al contrario, il 19% delle imprese non ha ancora avviato alcun progetto in questo ambito.
Dall’efficienza operativa alla gestione dei dati
Le applicazioni più diffuse riguardano soprattutto l’ottimizzazione dei processi interni e la gestione delle informazioni aziendali.
Tra i principali utilizzi emergono le knowledge base aziendali, adottate da 38 imprese, seguite dai sistemi per il monitoraggio delle rotture di stock, presenti in 28 aziende. Diffusi anche gli strumenti dedicati alla gestione dei prezzi e delle promozioni, utilizzati da altre 28 realtà.
La riconciliazione automatica dei documenti di trasporto e i chatbot per il servizio clienti trovano applicazione in 23 aziende, mentre 21 operatori utilizzano l’intelligenza artificiale per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i consumi.
Il quadro che emerge è quello di un settore che vede nell’AI soprattutto uno strumento per incrementare la produttività e contenere i costi operativi.
Competenze e governance restano le principali criticità
Secondo la ricerca, le difficoltà maggiori non sono legate agli aspetti tecnologici o agli investimenti economici, bensì all’organizzazione aziendale.
La mancanza di competenze specialistiche interne viene indicata come il principale ostacolo da 41 aziende su 70. A questa criticità si aggiungono la resistenza culturale al cambiamento e la diffidenza verso le nuove tecnologie, segnalate da 35 imprese.
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la governance dell’intelligenza artificiale. Soltanto 11 aziende hanno già definito una policy interna dedicata all’utilizzo dell’AI, mentre 17 stanno lavorando alla sua elaborazione. Ben 42 imprese, invece, non hanno ancora affrontato il tema dell’adeguamento alle disposizioni previste dall’AI Act europeo.
La sfida dell’AI Act europeo
Proprio l’entrata in vigore delle nuove regole europee rappresenta uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine.
L’AI Act introduce infatti obblighi specifici per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni, imponendo criteri di trasparenza, controllo e gestione dei rischi. La scarsa diffusione di modelli di governance dedicati viene considerata dagli operatori del settore un elemento che potrebbe rallentare ulteriormente il percorso di adozione delle nuove tecnologie.
Anche l’incertezza sul ritorno economico degli investimenti continua a pesare sulle scelte delle aziende. Per 29 imprese coinvolte nella survey, infatti, i benefici concreti derivanti dall’intelligenza artificiale sono ancora difficili da quantificare.
Le aziende chiedono formazione e una visione strategica
Commentando i risultati della ricerca, Giorgio De Nardi, amministratore delegato di Aton, ha sottolineato come la vera sfida per il retail sia oggi quella di integrare l’intelligenza artificiale nei punti vendita e nelle attività quotidiane.
«La forte spinta verso l’efficienza logistica e il back-office documentata dalla survey dimostra che la GDO crede nel valore concreto e affidabile dell’AI. Tuttavia, il vero banco di prova per il retail moderno resta il negozio fisico, dove l’integrazione tra intelligenza artificiale, sistemi informativi e personale sul campo è ancora complessa».
Sulla stessa linea anche Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, che ha evidenziato come il principale ostacolo alla diffusione dell’AI sia rappresentato dalla carenza di competenze e dalla necessità di rafforzare la formazione manageriale.
Un percorso ancora agli inizi
La fotografia scattata dalla survey mostra dunque una grande distribuzione italiana interessata alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale ma ancora impegnata nella costruzione delle condizioni necessarie per una sua piena integrazione.
Tra formazione, governance e adeguamento normativo, il settore si trova oggi davanti a una fase decisiva. La capacità di trasformare le sperimentazioni in progetti strutturali e sostenibili rappresenterà uno dei principali fattori di competitività per la distribuzione organizzata nei prossimi anni.
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