La riforma della legge-quadro per l’artigianato e il disegno di legge di Bilancio 2027, approvati dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, intervengono su alcuni aspetti centrali per le imprese del settore. Tra questi, la possibilità di affidare a un responsabile tecnico il possesso dei requisiti professionali necessari per svolgere determinate attività e l’innalzamento dei limiti dimensionali per le aziende artigiane.
Unione Artigiani Milano – Monza Brianza esprime riserve sulla prima misura e condivide invece l’aggiornamento delle soglie occupazionali. A illustrare la posizione dell’associazione è il segretario generale Marco Accornero, secondo cui «l’artigianato è maestria diretta, non un mero investimento finanziario da gestire per procura».
Il nodo dei requisiti professionali
La principale criticità individuata dall’associazione riguarda la figura del responsabile tecnico prevista dallo schema preliminare di decreto legislativo. Per le attività che richiedono specifici requisiti tecnico-professionali, la riforma contempla infatti la possibilità che questi siano posseduti dall’imprenditore artigiano oppure da un collaboratore incaricato di svolgere il ruolo di responsabile tecnico.
Una soluzione che Unione Artigiani contesta, ritenendo che la qualificazione professionale debba essere direttamente riconducibile al titolare dell’impresa.
«Questa è la vera nota dolente e una deriva che rifiutiamo fermamente», sottolinea Accornero. «Consentire l’avvio di attività artigiane che richiedono specifici requisiti professionali anche a imprenditori che ne siano personalmente privi, affidando questi requisiti a un responsabile tecnico dipendente o collaboratore, snatura completamente la figura dell’artigiano, dove il “saper fare” e la qualifica del titolare sono il cuore dell’impresa».
Secondo il segretario generale, questa possibilità rischierebbe di favorire l’ingresso nel settore di operatori privi delle competenze richieste, con possibili ricadute sulla qualità dei servizi e sulla sicurezza dei consumatori.
Nuovi limiti dimensionali per favorire la crescita
Di segno diverso la valutazione sulle modifiche ai limiti occupazionali, pensate per consentire alle imprese artigiane con almeno sette anni di iscrizione continuativa all’Albo di aumentare le proprie dimensioni senza perdere la qualifica.
Per le lavorazioni non in serie il limite passa da 22 a 27 dipendenti, apprendisti compresi, mentre per le attività in serie sale da 12 a 15. Nell’artigianato artistico e nell’abbigliamento la soglia aumenta da 40 a 48 dipendenti; nell’edilizia passa da 14 a 17 e nel trasporto da 8 a 10.
L’associazione valuta positivamente l’aggiornamento delle soglie, considerandolo uno strumento per accompagnare l’evoluzione delle imprese e favorire il ricambio generazionale. «Condividiamo l’aumento contenuto e ragionevole del numero massimo dei dipendenti», afferma Accornero.
Tra gli elementi considerati rilevanti figurano anche la possibilità di crescere attraverso acquisizioni aziendali e quella di operare con un massimo di tre unità locali artigiane. Secondo il segretario, queste opportunità possono contribuire a mantenere sul territorio aziende storiche che rischiano la chiusura per mancanza di eredi o per il pensionamento del titolare.
L’obiettivo, osserva Accornero, è preservare competenze professionali e posti di lavoro, consentendo alle attività artigiane di affrontare percorsi di sviluppo senza rinunciare alla propria identità.
Manovra 2027, attenzione a rinnovi contrattuali e regime forfettario
Sul fronte della manovra economica, Unione Artigiani guarda con favore all’aliquota agevolata del 5% prevista per il 2027 sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali. Una misura che, secondo Accornero, può sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e incentivare la contrattazione.
L’associazione valuta positivamente anche l’innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia di accesso al regime forfettario ai fini delle imposte sui redditi, ma segnala il rischio di effetti sulla concorrenza tra imprese di dimensioni e organizzazione differenti.
«Sosteniamo le semplificazioni per i piccoli, ma temiamo che un’eccessiva divaricazione dei regimi possa innescare forme di concorrenza non ad armi pari tra imprese strutturate e piccoli operatori, a discapito di chi investe in organizzazione e dipendenti», osserva il segretario generale.
Le misure sono contenute nel disegno di legge di Bilancio 2027, che dovrà ora affrontare l’iter parlamentare, e nello schema di decreto legislativo di riforma della legge-quadro sull’artigianato, ferma al 1985 e approvato dal Consiglio dei ministri in via preliminare.
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