Le organizzazioni dei taxi milanesi intervengono sullo sciopero nazionale del 15 dicembre per chiarire le motivazioni della mobilitazione e rispondere alle dichiarazioni che hanno descritto la protesta come un’iniziativa contro gli operatori del noleggio con conducente (NCC).
In una nota congiunta, TAM, Unione Artigiani, SATaM e CLAAI contestano in particolare la ricostruzione attribuita a Francesco Artusa, esponente di Sistema Trasporti, secondo cui le organizzazioni sindacali perseguirebbero l’obiettivo di limitare l’attività degli NCC. Una lettura che, secondo le sigle, non corrisponde al contenuto del comunicato ufficiale sullo sciopero.
«Lo sciopero del 15 dicembre non è stato proclamato per “fermare gli NCC”, ma per chiedere al Governo di assumersi le proprie responsabilità su provvedimenti attesi da anni, sul rispetto delle regole e sul crescente costo di gestione di un servizio pubblico a tariffa amministrata», affermano le organizzazioni. Presentare la mobilitazione come uno scontro tra taxi e NCC, aggiungono, significa distogliere l’attenzione dalle questioni al centro della protesta.
Registro NCC e Foglio di servizio elettronico al centro della protesta
Tra i temi principali figurano il Registro elettronico nazionale NCC (RENT) e il Foglio di servizio elettronico (FSE). Le sigle milanesi respingono l’idea che si tratti di strumenti repressivi, sostenendo che siano necessari per verificare la regolarità delle attività disciplinate dalla normativa.
Chi ritiene che determinati obblighi siano inadeguati, osservano, può chiederne la modifica nelle sedi competenti. Questo, tuttavia, non dovrebbe tradursi nella rinuncia ai controlli sul rispetto delle disposizioni in vigore.
Le organizzazioni richiamano anche il parere del Garante per la protezione dei dati personali, riconoscendo che il trattamento delle informazioni deve avere una base giuridica adeguata e rispettare i principi di proporzionalità e minimizzazione. Secondo la loro posizione, il parere non esclude la possibilità di realizzare un Foglio di servizio elettronico efficace, ma richiede al Ministero di predisporre uno strumento conforme alle norme sulla privacy e concretamente utilizzabile per le verifiche.
Le regole territoriali e il rapporto tra taxi e NCC
Un altro punto contestato riguarda la presunta volontà delle organizzazioni sindacali di impedire agli NCC di lavorare nei capoluoghi. Le sigle chiedono di distinguere tra il rispetto delle regole territoriali previste dalla normativa e un eventuale divieto generalizzato di operare fuori dal Comune o dalla provincia di autorizzazione.
«Chiedere il rispetto delle regole territoriali previste dalla normativa non equivale a chiedere il divieto di lavorare fuori dal Comune o dalla provincia di autorizzazione», precisano nella nota. Le organizzazioni ribadiscono quindi di non voler impedire l’attività degli NCC, ma di chiedere che entrambi i servizi operino nel rispetto delle rispettive disposizioni.
La replica affronta anche le polemiche sui radiotaxi e sulle cosiddette «doppie giacche», cioè le presunte sovrapposizioni di ruoli. Su questo tema le sigle preferiscono non alimentare ulteriori contrapposizioni, ritenendo che non incida sulle ragioni della mobilitazione.
Il caro-carburante e i costi del servizio
Accanto al RENT e al Foglio di servizio elettronico, il terzo punto centrale dello sciopero riguarda l’aumento dei costi di gestione, a partire da quelli legati al carburante.
Le organizzazioni respingono la definizione del tema come una questione marginale. Il servizio taxi, ricordano, opera con tariffe amministrate e non può trasferire automaticamente sugli utenti gli aumenti dei costi sostenuti dagli operatori.
Nella nota viene inoltre contestata la conclusione dell’intervento di Artusa, che, dopo aver sollevato dubbi sui presunti interessi economici delle organizzazioni dei tassisti, avrebbe invitato gli NCC ad acquistare una tutela legale disponibile sul sito della propria associazione. Le sigle riconoscono la legittimità dell’offerta di servizi agli associati, ma utilizzano il riferimento per evidenziare quella che considerano una contraddizione nella posizione dell’interlocutore.
Le richieste al Governo in vista del 15 dicembre
In conclusione, TAM, Unione Artigiani, SATaM e CLAAI ribadiscono che la mobilitazione non è diretta contro gli NCC, ma mira a ottenere risposte dal Governo su tre questioni: applicazione delle norme approvate dal Parlamento, disponibilità di strumenti efficaci per i controlli e interventi sui costi di gestione del servizio.
«Non chiediamo di fermare gli NCC. Chiediamo che taxi e NCC possano svolgere il proprio lavoro nel rispetto delle rispettive regole», affermano le organizzazioni, sollecitando l’attuazione dei provvedimenti attesi da anni.
La posizione delle sigle si chiude con un richiamo al rispetto della normativa vigente: «Se le regole non piacciono, si chieda al Parlamento di cambiarle. Fino ad allora, pretenderne l’applicazione non è repressione. È semplicemente legalità».
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