martedì, Agosto 11, 2026
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IA, in Europa il 58% dei lavoratori la usa sul lavoro

Il report European AI at Work 2026 di ilCVperfetto rileva una diffusione crescente degli strumenti di IA, ma anche dubbi sull’affidabilità delle risposte e sull’utilizzo dei dati personali

L’intelligenza artificiale è sempre più presente nelle attività lavorative dei cittadini europei. Secondo il report European AI at Work 2026 realizzato da ilCVperfetto, il 58% dei lavoratori intervistati utilizza strumenti di IA sul posto di lavoro.

L’indagine, condotta su 1.000 persone con un impiego a tempo pieno in Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna, evidenzia però un atteggiamento ancora prudente. La diffusione degli strumenti cresce, ma insieme aumentano anche le domande sulla gestione dei dati personali e sulla precisione delle risposte generate.

Tra gli intervistati, il 36% utilizza l’IA sul lavoro almeno una volta alla settimana. L’11% dichiara di farne uso quotidianamente, mentre il 25% la utilizza più volte nell’arco della settimana. Il 17% ricorre agli strumenti di IA qualche volta al mese e il 6% solo sporadicamente. Il 42% non utilizza invece l’intelligenza artificiale nelle proprie attività professionali.

Traduzione, testi e analisi dei dati tra gli utilizzi principali

L’IA viene utilizzata soprattutto come strumento di supporto alle attività quotidiane. Tra i lavoratori che dichiarano di servirsene, il 36% la impiega per tradurre o revisionare testi e il 33% per effettuare ricerche o sviluppare idee.

Segue l’analisi dei dati, indicata dal 28% degli intervistati, mentre il 25% utilizza l’IA per la creazione di contenuti. Il 22% la impiega per organizzare le attività e il 17% per la stesura di report. Il 13%, infine, ricorre agli strumenti di intelligenza artificiale per creare immagini e presentazioni.

I dati suggeriscono quindi un utilizzo prevalentemente orientato all’affiancamento del lavoratore. L’IA viene impiegata per velocizzare alcune operazioni, elaborare informazioni e fornire supporto nella produzione di contenuti, senza configurarsi necessariamente come sostituto diretto delle attività umane.

Privacy, il 65% teme l’utilizzo dei dati

Uno dei principali elementi di cautela riguarda la gestione delle informazioni personali. Il 65% dei lavoratori europei coinvolti nel sondaggio esprime almeno una certa preoccupazione rispetto alla possibilità che i propri dati vengano utilizzati per addestrare strumenti di intelligenza artificiale.

Nel dettaglio, il 17% si dichiara molto preoccupato e il 48% abbastanza preoccupato. Il 25% non manifesta invece timori su questo aspetto, mentre il 10% non era a conoscenza della possibilità che i dati potessero essere utilizzati per l’addestramento dei sistemi.

La questione della privacy emerge quindi come uno dei principali fattori che condizionano il rapporto tra lavoratori e IA. La crescente familiarità con gli strumenti non sembra ancora tradursi in una fiducia altrettanto consolidata nella gestione delle informazioni.

Le aziende consentono l’uso dell’IA, ma con limiti

Anche sul posto di lavoro l’atteggiamento delle aziende appare prudente. Il 79% degli intervistati afferma che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è consentito, almeno entro determinati limiti.

Il 26% dichiara che il proprio manager incoraggia apertamente l’utilizzo dell’IA. Un ulteriore 53% afferma invece che gli strumenti possono essere utilizzati soltanto per attività specifiche, come la ricerca.

Il 12% sostiene che l’utilizzo dell’IA sia fortemente scoraggiato e possa comportare conseguenze, mentre il 9% dichiara di utilizzarla con discrezione perché il proprio responsabile non approva il ricorso a questi strumenti.

Il quadro che emerge è quindi quello di aziende che stanno progressivamente integrando l’IA, ma che in molti casi mantengono regole e limiti sull’utilizzo.

Errori e informazioni inesatte frenano la fiducia

La diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale si accompagna anche a dubbi sulla loro affidabilità. Il 58% degli intervistati afferma di essersi imbattuto in errori o informazioni inesatte generate dall’IA.

Tra le problematiche segnalate figurano soprattutto citazioni fittizie o dati inesistenti, indicati dal 17% del campione. La stessa percentuale segnala una scarsa comprensione della richiesta o del contesto.

Il 14% ha invece ricevuto risposte considerate sbagliate o fuorvianti, mentre il 9% lamenta contenuti di bassa qualità. Il 42% dichiara di non avere riscontrato finora problemi di questo tipo.

Per Jasmine Escalera, esperta di carriera per ilCVperfetto, la crescita dell’utilizzo non coincide ancora con un livello di fiducia altrettanto elevato. «I lavoratori europei stanno sperimentando l’uso dell’IA e ne stanno cogliendo i vantaggi, soprattutto nelle attività legate alla scrittura, alla gestione delle informazioni e alla pianificazione del lavoro», afferma.

«Allo stesso tempo, però, le preoccupazioni legate all’accuratezza delle risposte e all’uso dei dati mostrano che la fiducia in questi strumenti non è ancora cresciuta quanto la loro diffusione», aggiunge Escalera.

L’intelligenza artificiale entra anche nella vita privata

L’utilizzo dell’IA non si limita all’ambiente professionale. Il 73% dei partecipanti al sondaggio dichiara di utilizzare questi strumenti anche nella vita privata, mentre il 27% non vi ricorre.

Tra gli impieghi più frequenti figurano i consigli per viaggi e vacanze, indicati dal 28% degli intervistati. Seguono studio e formazione, con il 27%, e cucina e organizzazione dei pasti, con il 26%.

Il 21% utilizza l’IA per ricevere suggerimenti sugli acquisti, mentre il 20% la impiega per consigli relativi a film, serie televisive e intrattenimento. La stessa percentuale la utilizza per la gestione delle proprie finanze personali.

Seguono le attività legate alla casa e al fai da te, indicate dal 19%, i consigli sulla salute, con il 18%, e il supporto per il benessere mentale, utilizzato dal 10% degli intervistati.

In Europa prevale un giudizio positivo

Nonostante le preoccupazioni, il giudizio complessivo sull’impatto dell’intelligenza artificiale nella società rimane prevalentemente positivo. Il 66% degli intervistati considera infatti positivo l’effetto avuto dall’IA sulla società nell’ultimo anno.

Il 10% lo giudica molto positivo e il 56% abbastanza positivo. Di contro, il 25% considera l’impatto abbastanza negativo e il 9% molto negativo.

Il risultato restituisce quindi un quadro di cauto ottimismo. L’IA appare sempre più integrata nella vita professionale e personale, ma la sua diffusione procede insieme alla richiesta di maggiori garanzie sulla protezione dei dati e alla necessità di verificare l’attendibilità delle informazioni prodotte.

Il sondaggio e la composizione del campione

Il report European AI at Work 2026 è stato realizzato da ilCVperfetto attraverso un sondaggio condotto da Pollfish. Hanno partecipato 1.000 lavoratori a tempo pieno residenti in Italia, Regno Unito, Germania, Francia e Spagna.

Le domande hanno riguardato le abitudini di utilizzo dell’intelligenza artificiale, le indicazioni ricevute dai responsabili aziendali, i dubbi relativi alla privacy e all’affidabilità degli strumenti e la percezione dell’impatto dell’IA sulla società nel 2026.

Il campione è risultato equilibrato per genere, con il 50% degli intervistati uomini e il 50% donne. Per fasce d’età, il 20% aveva tra 18 e 28 anni, il 30% tra 29 e 44 anni, il 25% tra 45 e 60 anni e il restante 25% tra 61 e 79 anni.

Gli intervistati provenivano da diversi settori professionali e presentavano differenti livelli di reddito e responsabilità lavorative, con l’obiettivo di offrire una fotografia ampia dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro europeo.


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