La Lombardia sperimenta un nuovo modello per portare la connettività anche nei territori più difficili da raggiungere. I risultati del progetto sono stati presentati a Milano nella sede del Dipartimento per la trasformazione digitale, al termine di una sperimentazione che ha coinvolto 16 Comuni distribuiti in nove province.
All’incontro hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega ai Controlli, Patrimonio e Digitalizzazione Ruggero Invernizzi, l’assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile Franco Lucente, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti e il presidente di Aria Marco Ambrosini.
Satellite, fibra e reti wireless
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Dipartimento per la trasformazione digitale, Regione Lombardia e Aria, nell’ambito della Strategia nazionale per la Banda Ultra Larga. Regione Lombardia ha destinato alla sperimentazione 1,5 milioni di euro.
L’attività è stata affidata al raggruppamento formato da Fastweb e Telespazio, società del gruppo Leonardo, con il supporto scientifico dell’Università di Pavia. La soluzione utilizza una connettività satellitare ibrida multi-orbita, integrata con le reti di telecomunicazione terrestri già presenti sul territorio.
Il satellite viene utilizzato come collegamento di trasporto tra le reti locali e la rete nazionale. Le abitazioni, le imprese e gli edifici pubblici continuano invece a essere collegati attraverso fibra, rame o accessi wireless. Il traffico viene raccolto in punti territoriali e trasportato attraverso il segmento satellitare fino al nodo di aggregazione di Milano Caldera, per poi essere instradato verso Internet.
I test in 16 Comuni lombardi
La sperimentazione ha interessato 10 punti di raccolta e 39 configurazioni di «borgo virtuale», utilizzate per simulare il traffico generato da una comunità connessa. I test sono durati 60 giorni e hanno simulato fino a 125 utenti contemporaneamente, impegnati in attività come navigazione web, streaming, videoconferenze, servizi cloud e telefonia via Internet.
Le prove hanno coinvolto Bergamo, Brescia, Ponte di Legno, Eupilio, Corte de’ Frati, Marudo, Pieve Fissiraga, Casalmaiocco, Moglia, Brugherio, Montalto Pavese, Broni, Sondrio, Torre Santa Maria, Valdidentro e Val Masino.
I test sul campo sono stati effettuati in diverse condizioni meteorologiche per verificare la stabilità della rete. Le velocità di download rilevate sono state comprese tra 216,4 e 515,8 Mbps, mentre quelle in upload hanno oscillato tra 33,7 e 91,9 Mbps.
Le valutazioni sulla qualità dei servizi hanno raggiunto valori compresi tra 4 e 5 su 5. A Brescia, Moglia, Eupilio, Montalto Pavese e Sondrio, le prove relative a streaming e navigazione web hanno ottenuto il punteggio massimo. I test con carichi più elevati hanno inoltre evidenziato la necessità di dimensionare correttamente la capacità condivisa, soprattutto per il traffico in upload.
Il modello per superare il divario digitale
«La fibra resta la spina dorsale delle nostre infrastrutture digitali, ma il satellite può completarla dove le distanze, la conformazione del territorio e i costi rendono più difficile realizzare i collegamenti terrestri», ha dichiarato Alessio Butti.
Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, i risultati della sperimentazione sono incoraggianti e il Governo intende confrontarsi con gli operatori sulle condizioni tecniche ed economiche necessarie per replicare il modello in altre aree del Paese.
Per Franco Lucente, il progetto rappresenta un modello per ridurre le distanze tra i centri più serviti e le aree periferiche. «L’obiettivo è azzerare le distanze tra centri nevralgici e periferie, consentendo a cittadini e sistema produttivo di poter godere di servizi digitali di qualità in ogni luogo, anche il più remoto», ha sottolineato l’assessore regionale.
Ruggero Invernizzi ha invece evidenziato il possibile impiego della tecnologia nelle aree ancora prive di collegamenti adeguati. «Attraverso questa sperimentazione pionieristica, visionaria e lungimirante abbiamo dimostrato che la tecnologia satellitare può rappresentare una risposta immediata e straordinaria per azzerare il divario digitale nelle aree geografiche ancora scoperte del nostro territorio», ha affermato.
Dalla sperimentazione alla possibile estensione
Per Aria, la sperimentazione ha permesso di trasformare l’obiettivo della riduzione del divario digitale in un progetto misurabile sul campo. «I risultati ci consegnano non solo una soluzione tecnologica, ma soprattutto un metodo: sperimentare, misurare e mettere le istituzioni nelle condizioni di assumere decisioni fondate sui dati», ha dichiarato il presidente Marco Ambrosini.
Il prossimo passaggio sarà il confronto con gli operatori per definire un modello tecnico ed economico replicabile. L’obiettivo è integrare la capacità satellitare nelle reti esistenti e favorire la copertura delle aree montane, dei piccoli Comuni e dei territori più isolati.
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