La logistica italiana ed europea sta attraversando una fase di profonda trasformazione tecnologica. Intelligenza artificiale, sistemi RFID, Digital Twin e robotica stanno modificando i processi della supply chain, dal monitoraggio delle merci alla previsione degli scenari operativi, fino all’automazione di alcune attività.
In questo contesto si inserisce anche la riflessione di Relicyc, realtà attiva da 45 anni nel riciclo delle materie plastiche e del legno. L’azienda sta valutando e introducendo nuovi strumenti digitali con un approccio orientato alla formazione e alla consapevolezza, evitando di considerare l’innovazione tecnologica come un obiettivo in sé.
L’innovazione come processo mentale
Per Alessandro Minuzzo, CEO di Relicyc, l’innovazione non coincide esclusivamente con l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici. Il cambiamento parte infatti dalle persone e dalla capacità di utilizzare le tecnologie per modificare processi e modalità di lavoro.
«Genericamente posso dire che l’innovazione è prima di tutto un processo mentale», spiega Minuzzo. «È far sì che qualcuno torni a casa con un pensiero diverso da come è uscito al mattino, su un concetto, sulla lettura di un dato, su un progetto, e il giorno dopo torni con il frutto di quel pensiero».
Una filosofia che il CEO ha applicato anche all’utilizzo degli strumenti digitali e che lo ha portato, negli ultimi mesi, a sperimentare direttamente le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale generativa.
«Mi è sempre piaciuto esplorare le funzioni e le opportunità di qualunque applicativo, a livello aziendale come personale», racconta Minuzzo. «Ma con l’IA occorre ragionare diversamente, perché la tecnologia ti cambia il modo di pensare, può farti maturare ma anche regredire: va indirizzata e presa per quello che è, altrimenti diventa controproducente».
Dalla blockchain all’intelligenza artificiale
L’approccio alla tecnologia ha già trovato applicazione in diverse iniziative di Relicyc, tra cui un progetto dedicato alla tracciabilità attraverso la blockchain. Ora l’azienda si prepara a estendere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale all’interno del proprio team.
Per Minuzzo, l’introduzione di questi strumenti deve però essere accompagnata da una valutazione concreta della loro utilità. «Non possiamo pensare che ciò che è nuovo sia per forza migliore di ciò che lo precede: può essere più funzionale, ma non sempre è migliore. Sta a noi capire quando può rappresentare davvero un’opportunità», sottolinea.
La scelta di utilizzare l’IA all’interno dell’organizzazione nasce quindi da una duplice esigenza. Da una parte c’è la necessità di comprendere e utilizzare strumenti destinati ad assumere un ruolo crescente nei processi aziendali. Dall’altra, c’è l’esigenza di stabilire modalità comuni di utilizzo e criteri per la gestione delle informazioni.
«L’ho attivato per due motivi principali», spiega il CEO. «Il primo è che mi trovo d’accordo con chi ha detto che l’IA non sostituirà l’uomo, ma l’uomo con l’IA sostituirà l’uomo senza l’IA. Il secondo è molto pratico: uniformare l’utilizzo delle diverse piattaforme in base all’aiuto che desideriamo ottenere, garantendo la riservatezza delle informazioni caricate».
I limiti dell’IA e il ruolo dell’utente
L’esperienza maturata direttamente da Minuzzo ha evidenziato anche alcuni limiti degli strumenti di intelligenza artificiale. La tecnologia non garantisce infatti automaticamente risultati corretti o adeguati agli obiettivi richiesti.
«In questi mesi di utilizzo sto sperimentando alcune cose», osserva Minuzzo. «La prima è che non sempre l’IA interpreta correttamente gli input, la seconda è che spesso il risultato non è all’altezza delle aspettative: poco professionale, dati sommari, scarso approfondimento».
Secondo il CEO di Relicyc, una parte del risultato dipende però anche dalle competenze dell’utente. La capacità di formulare richieste precise e di verificare criticamente le risposte diventa quindi un elemento centrale nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
«Questo però dipende anche dalla qualità della domanda che facciamo: dobbiamo abituarci a considerare l’IA uno strumento alla pari di Excel o Word, dove un utente esperto si riconosce a prima vista da uno alle prime armi», aggiunge Minuzzo.
La formazione coinvolge tutti i collaboratori
Per accompagnare l’introduzione delle nuove tecnologie, Relicyc ha scelto un percorso graduale di formazione rivolto a tutti i collaboratori. L’obiettivo è sviluppare competenze diffuse e permettere alle persone di comprendere non soltanto il funzionamento degli strumenti, ma anche i loro limiti e le modalità con cui possono essere utilizzati nei diversi processi aziendali.
La strategia adottata dall’azienda punta quindi a collegare innovazione tecnologica e competenze interne. L’intelligenza artificiale viene considerata uno strumento destinato a supportare il lavoro umano, senza trasformarsi in un sostituto automatico delle capacità decisionali.
L’esperienza di Relicyc si inserisce così in una fase in cui molte aziende stanno affrontando il passaggio dai tradizionali sistemi digitali a strumenti capaci non solo di fornire informazioni, ma anche di elaborare dati e svolgere attività in autonomia. Una trasformazione che rende sempre più importante la qualità dei dati, la governance dei sistemi e la capacità delle persone di utilizzare la tecnologia in modo consapevole.
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