La partita sul consolidamento bancario italiano entra in una nuova fase. Dopo l’offerta lanciata da Monte dei Paschi di Siena su Banco Bpm e Banca Generali, l’attenzione si concentra ora sulla posizione dell’istituto milanese e, soprattutto, su quella di Credit Agricole, che con il 29,3% del capitale di Banco Bpm rappresenta l’azionista destinato ad avere un peso rilevante nelle prossime decisioni.
Il consiglio di amministrazione di Banco Bpm, guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, dovrebbe riunirsi martedì per un primo esame dell’operazione. Il board potrebbe non assumere immediatamente una posizione definitiva sull’offerta di Mps, prendendo tempo per valutare condizioni, prospettive e possibili sviluppi dell’operazione.
Il ruolo di Credit Agricole
Il principale elemento di interesse per il mercato riguarda la posizione di Credit Agricole. Il gruppo francese, attraverso la propria presenza in Banco Bpm, potrebbe infatti diventare determinante per il successo dell’offerta promossa dall’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio.
Credit Agricole ha già manifestato in passato perplessità sull’ipotesi di una fusione semplice tra Banco Bpm e Monte dei Paschi. Lo scenario attuale, tuttavia, è più articolato perché l’operazione proposta da Siena comprende anche Banca Generali e potrebbe coinvolgere, indirettamente, Mediobanca.
Se Credit Agricole decidesse di aderire integralmente all’offerta di Mps, consegnando le proprie azioni Banco Bpm, il gruppo francese diventerebbe ampiamente il principale azionista della nuova realtà bancaria. Per questo motivo la posizione assunta da Parigi potrebbe influenzare in modo significativo il percorso dell’operazione.
Credit Agricole Italia è inoltre impegnata su altre partite strategiche nel sistema bancario italiano. Tra queste figura l’interesse per la Banca del Mezzogiorno, controllata da Mediocredito Centrale, mentre il gruppo potrebbe avere un ruolo anche nell’eventuale acquisizione di alcuni sportelli che dovessero essere ceduti nell’ambito di una futura aggregazione tra Mps, Banco Bpm e Banca Generali.
Un’operazione ancora complessa
Il progetto presentato da Mps resta comunque subordinato a diversi passaggi. Uno dei più importanti sarà l’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi prevista per la fine di ottobre, chiamata a esprimersi sull’operazione. Lovaglio dovrà ottenere il via libera dei due terzi dei voti per poter procedere.
Anche i mercati hanno accolto con cautela il progetto. Nell’ultima seduta della settimana Banca Generali ha chiuso in calo del 2%, mentre anche Banco Bpm ha registrato una variazione negativa. I movimenti dei titoli riflettono le incertezze legate alla complessità dell’operazione e alla sua concreta possibilità di realizzazione.
Nel frattempo, sul fronte di Intesa Sanpaolo, gli avvocati del gruppo guidato da Carlo Messina stanno valutando le possibili iniziative da sottoporre alle autorità competenti, a partire dalla Consob. L’obiettivo sarebbe contrastare o rallentare l’offerta promossa da Mps nel quadro della più ampia partita sul consolidamento bancario.
Le critiche del Financial Times
Sulla strategia di Mps sono arrivati anche giudizi critici da parte del Financial Times. Il quotidiano finanziario britannico ha espresso forti dubbi sulla possibilità di realizzare una complessa aggregazione che coinvolga quattro istituti, considerando anche Mediobanca.
Secondo il giornale, l’operazione presenta elementi di forte complessità e condizioni economiche che potrebbero non risultare sufficientemente attrattive per gli azionisti delle società coinvolte. Il Financial Times ha inoltre ipotizzato che l’iniziativa di Mps possa avere anche l’obiettivo di aumentare la pressione su Intesa Sanpaolo, potenziale acquirente interessato a Banco Bpm.
Perplessità sono state espresse anche da S&P Global. L’agenzia di rating ha riconosciuto un razionale strategico all’operazione nel quadro del processo di consolidamento del settore bancario italiano, ma ha evidenziato una complessità e rischi di esecuzione superiori rispetto a molte delle operazioni completate o annunciate negli ultimi anni.
Martedì anche il confronto al ministero dell’Economia
La giornata di martedì potrebbe offrire indicazioni anche sul versante istituzionale. È infatti previsto al ministero dell’Economia un incontro, precedentemente rinviato, tra il ministro Giancarlo Giorgetti e gli enti locali toscani legati al territorio senese.
Il confronto potrebbe rappresentare un ulteriore momento di discussione sul futuro di Mps e sull’operazione avviata da Lovaglio. La partita resta però aperta su più fronti e il primo passaggio concreto sarà rappresentato proprio dalle valutazioni del consiglio di amministrazione di Banco Bpm.
Per l’istituto milanese, la posizione di Credit Agricole sarà quindi uno degli elementi centrali da monitorare. La quota del 29,3% detenuta dal gruppo francese rende infatti le sue scelte particolarmente rilevanti per gli equilibri della banca e per l’eventuale costruzione del nuovo polo bancario immaginato da Mps.
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