L’artigianato della Grande Milano continua a perdere terreno. Secondo i dati del Registro Imprese della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, rielaborati da Unione Artigiani, tra giugno 2025 e giugno 2026 il numero delle imprese artigiane attive è diminuito del 2,6%, con una perdita di 2.781 aziende sulle 91.349 registrate. Alla contrazione del tessuto produttivo si accompagna anche una riduzione dell’occupazione, con circa 3.500 contratti di lavoro in meno.
Il fenomeno è attribuito in parte all’uscita dal mercato di numerosi titolari giunti all’età pensionabile senza un adeguato ricambio generazionale. Un elemento che, secondo l’associazione, non viene più compensato dalla nascita di nuove attività avviate da imprenditori stranieri, che negli ultimi anni avevano sostenuto la crescita del comparto.
I settori più colpiti dalla flessione
L’analisi evidenzia una contrazione significativa in diversi comparti tradizionali dell’artigianato. La filiera della casa registra un calo del 6,6%, mentre il settore dell’abbigliamento perde il 4,4%. In diminuzione anche la ristorazione, che segna un -5,9%, e la lavorazione del legno, in flessione del 4,6%.
Si tratta di comparti storicamente rilevanti per l’economia della Grande Milano e dell’intera Lombardia, che continuano a risentire della difficoltà nel reperire manodopera qualificata, dell’invecchiamento degli imprenditori e delle complessità legate al ricambio generazionale.
Crescono le imprese digitali e le attività culturali
Accanto ai dati negativi emergono però alcuni segnali di trasformazione del comparto. Le imprese impegnate nella comunicazione digitale aumentano dell’8,2%, mentre la consulenza informatica, sostenuta anche dalla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale, registra un incremento del 10,9%.
In crescita anche le attività di consegna di prossimità collegate all’e-commerce, che segnano un +9,8%. Positivi inoltre i dati relativi alla creazione e rappresentazione artistica (+4,7%) e alle attività di supporto a biblioteche, archivi e musei (+2,3%), a conferma dell’espansione di nuove forme di artigianato ad alto contenuto creativo e digitale.
Un dato significativo riguarda anche le nuove generazioni. Nel corso dell’ultimo anno gli under 35 hanno dato vita a 9.081 nuove imprese sul territorio, con un incremento dell’1,1%, contribuendo alla nascita di attività sempre più orientate ai servizi digitali.
Accornero: «L’artigianato sta vivendo una nuova trasformazione»
Secondo Marco Accornero, segretario di Unione Artigiani, il comparto sta attraversando una fase di profonda evoluzione.
«Siamo di fronte a un nuovo importante sommovimento che stiamo ancora interpretando. I dati di fine anno ci diranno di più, ma alcune tendenze si stanno consolidando. Pur in presenza di una domanda di artigianato sempre forte, soprattutto nella filiera della casa e dell’edilizia, i titolari e i loro collaboratori sono mediamente sempre più anziani e faticano a trovare manodopera o ricambio generazionale».
Accornero sottolinea inoltre come, nel territorio milanese, alcune opportunità occupazionali siano venute meno anche a causa del blocco di numerosi interventi edilizi collegati alle recenti inchieste urbanistiche.
«I cittadini stranieri che hanno aperto coraggiosamente le loro attività non riescono più a compensare le imprese italiane che chiudono. È un fenomeno che merita approfondimenti e che potrebbe essere collegato anche al rallentamento dei flussi migratori, oltre che alle difficoltà di accesso al credito e al peso crescente della burocrazia, soprattutto per le start up».
Le richieste alle istituzioni
Per Unione Artigiani, il cambiamento in corso richiede interventi mirati sia a sostegno delle imprese tradizionali sia delle nuove attività digitali. L’associazione invita gli imprenditori a programmare con anticipo il passaggio generazionale e a ricorrere a servizi di consulenza, in particolare per l’accesso al credito e la gestione dell’attività.
Alle istituzioni viene invece chiesto di proseguire sul fronte della semplificazione amministrativa, di rafforzare gli strumenti finanziari destinati alle piccole imprese e di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, anche attraverso percorsi che valorizzino il contributo della manodopera straniera regolare e qualificata.
«I nuovi artigiani digitali riescono ad avviare un’attività con investimenti contenuti, facendo leva sulle competenze acquisite nel tempo. La regola non scritta resta però sempre la stessa: nell’artigianato, per chi ha voglia di lavorare e di farlo bene, c’è sempre posto», conclude Accornero.
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