Per la nostra rubrica Palazzo Lombardia – Voci dal Consiglio incontriamo Paolo Romano, consigliere regionale della Regione Lombardia eletto nel 2023 nella circoscrizione di Milano con il Partito Democratico.
Un dialogo sui temi del lavoro, della formazione, del diritto allo studio, dei trasporti e dei servizi pubblici, con uno sguardo alle sfide sociali ed economiche che attendono la Lombardia nei prossimi anni.

Consigliere Romano, come si è sviluppato il suo impegno politico e come è arrivato in Consiglio regionale?
«La mia elezione è il risultato di un percorso collettivo. Negli ultimi quattordici anni, insieme a un gruppo di ragazze e ragazzi, abbiamo costruito uno spazio generazionale dentro il partito, partendo dall’esperienza dei Giovani Democratici a Milano. È stato un lavoro fatto di militanza, di elaborazione politica e anche di responsabilità amministrative nei territori.
Nel corso degli anni molti di noi sono stati eletti nei consigli comunali o hanno assunto incarichi nelle amministrazioni locali. Questo percorso ha contribuito anche alla crescita di una nuova classe dirigente cittadina, come dimostra il caso di Gaia Romani, diventata la più giovane assessora del Comune di Milano. Io ho ricoperto il ruolo di segretario metropolitano dei Giovani Democratici e, dopo la fine di quell’esperienza, ho deciso di candidarmi alle elezioni regionali.
La nostra campagna elettorale è stata costruita dal basso, con un forte radicamento territoriale, e si è concentrata su alcuni temi fondamentali per il futuro della Lombardia: lavoro, formazione, sanità e trasporti. Sono ambiti su cui la Regione ha competenze dirette e su cui crediamo sia importante continuare a lavorare».
Tra i temi che lei affronta spesso c’è quello del lavoro, soprattutto per quanto riguarda le condizioni dei giovani. Su quali iniziative si sta concentrando il suo lavoro in Regione?
«Uno dei fronti principali riguarda la regolamentazione degli stage. In Italia esiste un sistema che spesso consente alle aziende di utilizzare lo stage come una forma di lavoro sottopagato e con poche tutele. Parliamo di persone che lavorano a tutti gli effetti ma che non hanno ferie, malattia o contributi e percepiscono indennità molto basse.
Per questo ho presentato una proposta di legge regionale che mira a intervenire su due aspetti. Da un lato aumentare l’indennità minima degli stage, dall’altro limitarne l’utilizzo per evitare che diventino uno strumento utilizzato in modo improprio. In alcune realtà italiane l’indennità minima è già stata portata a livelli più alti rispetto a quelli previsti oggi in Lombardia.
L’obiettivo è rendere il percorso di ingresso nel mondo del lavoro più equo e più coerente con il costo della vita, soprattutto nelle aree metropolitane».
Si parla spesso di qualità del lavoro e delle condizioni nei servizi e negli appalti, quali strumenti può mettere in campo la Regione sotto questi aspetti?
«Le istituzioni pubbliche hanno una responsabilità importante quando utilizzano risorse pubbliche per finanziare appalti e servizi. È quindi necessario prestare attenzione anche alle condizioni di lavoro delle persone impiegate in questi settori.
In alcuni ambiti, come i servizi di pulizia o la vigilanza, esistono situazioni in cui le retribuzioni sono molto basse e i contratti spesso prevedono part-time involontari. Per questo abbiamo presentato una proposta di legge che introduce criteri più stringenti negli appalti regionali, con l’obiettivo di favorire condizioni di lavoro più adeguate e maggiore stabilità occupazionale.
La Lombardia ha un sistema economico molto sviluppato e proprio per questo può svolgere un ruolo di riferimento anche nella promozione di politiche del lavoro attente alla qualità e alla sostenibilità sociale».
Un altro tema che lei solleva spesso riguarda il diritto allo studio e la formazione, qual è oggi il quadro generale in Lombardia?
«Il sistema del diritto allo studio in Lombardia presenta alcune criticità. In particolare esiste il fenomeno degli “idonei non beneficiari”: studenti che avrebbero i requisiti di reddito e merito per ricevere la borsa di studio ma che non riescono ad ottenerla perché le risorse disponibili non sono sufficienti.
Negli ultimi anni abbiamo lavorato per aumentare i fondi destinati alle borse di studio attraverso alcuni emendamenti al bilancio regionale. Sono stati fatti passi avanti, ma resta necessario un impegno costante per garantire che tutti gli studenti che ne hanno diritto possano ricevere il sostegno previsto.
Accanto a questo tema c’è anche quello degli alloggi universitari. L’offerta di posti letto è ancora limitata e in molti casi i costi sono elevati, soprattutto nelle grandi città universitarie».
Qual è la sua valutazione dello stato del trasporto pubblico lombardo?
«Il trasporto pubblico rappresenta un servizio essenziale per milioni di persone che ogni giorno si spostano per motivi di lavoro o di studio. In Lombardia la rete ferroviaria regionale è molto estesa ma negli ultimi anni sono emerse diverse criticità, in particolare per quanto riguarda ritardi e cancellazioni.
Esiste anche un tema legato ai costi degli abbonamenti, che risultano tra i più alti se confrontati con quelli di altre regioni italiane con caratteristiche simili.
Allo stesso tempo sono stati introdotti strumenti importanti come il sistema tariffario integrato STIBM, che consente di utilizzare diversi mezzi di trasporto con un unico abbonamento. Il passo successivo deve essere quello di migliorare l’affidabilità del servizio e rafforzare gli investimenti sulla rete».
Nel suo lavoro istituzionale ha affrontato anche il tema della legalità e dei rischi di infiltrazioni criminali nel tessuto produttivo regionale, quanto è attuale la questione in Lombardia?
«È un tema che richiede sempre grande attenzione. La presenza della ‘Ndrangheta nel Nord Italia è documentata da tempo e riguarda soprattutto il settore economico e degli appalti.
Negli ultimi anni alcune modifiche normative hanno ampliato il ricorso agli affidamenti diretti, soprattutto nei piccoli comuni. Questo rende ancora più importante rafforzare gli strumenti di controllo e di trasparenza.
La Lombardia gestisce investimenti pubblici molto rilevanti e proprio per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione sui temi della legalità e della prevenzione delle infiltrazioni criminali».
Infine, uno dei temi più discussi: sistema sanitario regionale. Qual è la sua valutazione della situazione attuale?
«Il sistema sanitario lombardo è stato a lungo un punto di riferimento a livello nazionale, ma negli ultimi anni sono emerse alcune criticità. Il problema più evidente riguarda le liste d’attesa, che in molti casi spingono i cittadini a rivolgersi alla sanità privata.
Serve un rafforzamento della sanità territoriale e della medicina di base, anche perché la carenza di medici di famiglia è sempre più evidente. Allo stesso tempo è necessario migliorare l’integrazione tra strutture pubbliche e private accreditate, in modo da rendere più efficiente il sistema di prenotazione delle prestazioni.
La Lombardia ha tutte le competenze e le risorse per continuare a garantire un sistema sanitario di qualità, ma sarà importante intervenire per migliorare l’accessibilità dei servizi e ridurre i tempi di attesa».
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