È stata inaugurata il 28 marzo, presso la Casa Circondariale “Nerio Fischione” di Brescia, la seconda “Porta della Speranza”, progetto architettonico e sociale firmato da Stefano Boeri e sviluppato dallo studio Stefano Boeri Architetti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma internazionale promosso da Fondazione Gravissimum Educationis, con il patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e in collaborazione con il Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
L’intervento rappresenta un ulteriore sviluppo del progetto “Porte della Speranza”, già avviato in ambito europeo e in Italia, con l’obiettivo di promuovere percorsi di inclusione e reinserimento sociale per le persone detenute.
Un progetto tra carcere e città
L’installazione realizzata a Brescia si articola in due elementi distinti ma complementari: una porta collocata all’interno della struttura penitenziaria e una seconda installata in Piazzale Arnaldo, uno dei principali spazi pubblici cittadini. Le due strutture, pur separate fisicamente, costituiscono un unico sistema simbolico e funzionale, pensato per favorire il dialogo tra il carcere e il tessuto urbano.
All’interno dell’istituto, la porta è posizionata nel panopticon e integra un sistema digitale che fornisce aggiornamenti continui su opportunità di lavoro, formazione professionale, tirocini e collaborazioni con imprese locali e cooperative sociali. All’esterno, invece, l’installazione ha una funzione informativa e culturale, offrendo ai cittadini uno spaccato sulla realtà carceraria e sulle attività svolte quotidianamente all’interno degli istituti.
Il ruolo del lavoro nel reinserimento
Nel corso della presentazione, è stato ribadito il valore del lavoro come elemento centrale nei percorsi di reinserimento. «Credo di non sbagliare dicendo che la parola speranza, in carcere, si chiama lavoro», ha dichiarato Stefano Boeri, sottolineando come le opportunità occupazionali e formative rappresentino una leva concreta per costruire un futuro al di fuori della detenzione.
Anche Carlo Maria Polvani, Segretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha evidenziato il significato simbolico dell’opera: «Una porta, non un muro, non una barriera, ma un passaggio, una soglia, un invito. Il reinserimento non è un atto di carità ma un patto civile».
Il coinvolgimento delle istituzioni e del territorio
All’incontro hanno partecipato rappresentanti istituzionali e del mondo associativo, tra cui il Vice Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Massimo Parisi e il curatore del progetto Davide Rampello. Presenti anche alcuni detenuti coinvolti direttamente nelle attività.
Il progetto si sviluppa grazie a una rete articolata di soggetti pubblici e privati, tra cui Fondazione Cariplo, enti locali, associazioni e imprese del territorio bresciano. L’obiettivo è costruire percorsi concreti di inclusione attraverso borse lavoro, programmi formativi e strumenti di orientamento post-pena.
Formazione e inclusione sociale
Una componente centrale dell’iniziativa riguarda la formazione professionale, realizzata in collaborazione con istituzioni di eccellenza come Accademia di Belle Arti di Brera e ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana. I percorsi formativi sono affiancati da attività educative e laboratoriali, sviluppate con il contributo di educatori, volontari e operatori del settore.
Parallelamente, il progetto promuove una maggiore consapevolezza pubblica sul sistema penitenziario, cercando di superare stereotipi e favorire una visione più aperta e inclusiva del carcere.
Un progetto in sviluppo nel 2026
“Porte della Speranza” proseguirà nel corso del 2026 coinvolgendo diversi istituti penitenziari italiani ed europei. Dopo l’esperienza avviata presso il carcere di San Vittore a Milano, l’iniziativa continuerà con nuovi interventi artistici e sociali in città come Roma, Venezia, Napoli e Palermo, coinvolgendo artisti e progettisti di rilievo internazionale.
Il progetto si configura come un percorso multidisciplinare che unisce arte, architettura e impegno sociale, con l’obiettivo di trasformare il concetto di “soglia” in uno spazio di relazione tra detenuti, istituzioni e comunità.
Un dispositivo simbolico e operativo
La Porta della Speranza di Brescia si presenta come un dispositivo al tempo stesso simbolico e concreto, capace di mettere in relazione il mondo carcerario con la società civile. Attraverso la diffusione di informazioni, opportunità e testimonianze, l’iniziativa intende contribuire alla costruzione di una cultura condivisa del reinserimento e della responsabilità sociale.
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