Cinque storie diverse, accomunate da una situazione di grave sovraindebitamento. Il Tribunale di Monza ha aperto cinque procedure di liquidazione controllata che coinvolgono lavoratori dipendenti della Brianza. Le esposizioni complessive superano i due milioni di euro e riguardano vicende legate a mutui, debiti fiscali e attività imprenditoriali.
Le procedure applicano gli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Il loro obiettivo è consentire ai debitori di destinare ai creditori il patrimonio disponibile e la parte di reddito effettivamente sostenibile, salvaguardando quanto necessario per una vita dignitosa.
Mutui, debiti fiscali e imprese di famiglia
I cinque casi riguardano Domenico, Andrea, Mario, Francesco e Angelo. Tutti hanno un lavoro dipendente, ma non dispongono di risorse sufficienti per far fronte a debiti compresi tra circa 156.000 e oltre 675.000 euro.
Tra le vicende esaminate dal Tribunale emerge quella di Domenico, che aveva acquistato un’abitazione con un mutuo trentennale. Dopo la perdita del lavoro della moglie, la famiglia ha iniziato ad accumulare nuovi finanziamenti per pagare le rate. Successivamente la casa è stata venduta all’asta, ma il ricavato non è bastato a estinguere il mutuo. Al debito residuo si sono aggiunti separazione, divorzio e pignoramento dello stipendio.
Il Tribunale ha riconosciuto un’esposizione di 274.793,53 euro e ha aperto la liquidazione controllata. Domenico dovrà versare 500 euro al mese per tre anni, per un totale di 18.000 euro, oltre a eventuali sopravvenienze. La riduzione finale del debito è stimata intorno al 93,45%.
Il peso delle responsabilità ereditate
Un’altra vicenda riguarda Andrea, entrato quando era poco più che maggiorenne come socio accomandatario nell’impresa di famiglia. Dopo la cessazione dell’attività, le conseguenze fiscali sono rimaste a suo carico.
Negli anni Andrea ha lavorato come dipendente e ha costruito una propria famiglia. Tuttavia, nel 2025 ha ricevuto una cartella fiscale superiore a 65.000 euro, seguita da pignoramenti. La ricostruzione della posizione debitoria ha evidenziato un’esposizione complessiva di 675.375,99 euro.
Con una sentenza dell’8 luglio 2026 il Tribunale di Monza ha aperto la procedura di liquidazione controllata. L’attivo stimato ammonta a circa 29.951 euro. La percentuale di riduzione del debito sarà definita al termine della procedura.
L’assoluzione penale non elimina il debito fiscale
Mario e Francesco avevano gestito un’attività nata nel 2002 e successivamente ampliata con un bar-caffetteria. Nel 2014 avevano aderito a un progetto collegato alle scommesse sportive. Gli accertamenti fiscali hanno dato origine anche a un procedimento penale, concluso nel 2019 con l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
L’assoluzione, però, non ha cancellato le contestazioni tributarie. Ognuno dei due fratelli si è ritrovato con un’esposizione personale di circa 598.000 euro.
Il Tribunale di Monza ha aperto per entrambi la liquidazione controllata con sentenze pubblicate l’11 marzo 2026. La riduzione del debito potrà essere determinata solo dopo la liquidazione del patrimonio e la definizione dello stato passivo.
Quando la vendita della casa non basta
Anche Angelo ha perso l’abitazione acquistata nel 2008 dopo un periodo di difficoltà economica iniziato con il licenziamento. Il successivo tentativo di lavorare come autonomo non ha consentito di sostenere il mutuo. La casa è stata pignorata e venduta, ma il ricavato non ha coperto il debito residuo.
Alla quota ancora dovuta sul mutuo si sono aggiunti debiti fiscali, contributivi e tributi locali. L’esposizione complessiva riconosciuta nella procedura ammonta a 155.973,52 euro.
Dal maggio 2024 Angelo è tornato a lavorare come dipendente nel settore dei trasporti. Il Tribunale ha stabilito che dovrà destinare ai creditori soltanto la quota di reddito compatibile con le proprie esigenze di vita. La riduzione effettiva del debito sarà determinata nel corso della procedura.
Il fenomeno in Lombardia
Le vicende esaminate dal Tribunale di Monza evidenziano un aspetto spesso poco conosciuto del sovraindebitamento. La vendita di un immobile all’asta, infatti, non estingue automaticamente il mutuo. Se il ricavato non copre l’intero finanziamento, il debitore resta obbligato a pagare la parte residua.
Secondo il Centro Studi Legge3.it, in Lombardia il portafoglio analizzato comprende 142 casi, con un debito medio pari a 465.640,40 euro. A livello nazionale risultano invece 563 casi risolti, per una massa passiva complessiva di oltre 264 milioni di euro e un debito medio di 504.193,20 euro per pratica.
Bertollo: «Offrire una strada concreta per ricominciare»
Il fondatore di Legge3.it, Gianmario Bertollo, sottolinea il valore umano delle vicende affrontate dal Tribunale di Monza.
«Le storie che arrivano dal Tribunale di Monza raccontano qualcosa che va oltre i numeri: c’è chi perde la casa e scopre che il debito resta, chi viene assolto in aula e si ritrova comunque con centinaia di migliaia di euro di cartelle, chi eredita da ragazzo un peso che non ha mai scelto davvero. Sono persone che lavorano, che hanno provato a rimettersi in piedi da sole prima di rivolgersi a noi. Il nostro compito è offrire loro una strada concreta per ricominciare».
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