La recente pronuncia della Corte di Cassazione sui buoni pasto per i lavoratori turnisti della sanità riapre il confronto sul riconoscimento del trattamento sostitutivo della mensa. Al centro della questione ci sono soprattutto gli operatori impegnati nei turni notturni, nei giorni festivi e nelle prestazioni prolungate.
A intervenire è Gianluca Giuliano, segretario nazionale UGL Salute, secondo cui la decisione della Suprema Corte rappresenta un segnale chiaro per le aziende sanitarie. «Chi lavora su turni, anche nelle ore notturne e per prestazioni superiori alle sei ore, non può essere penalizzato nell’esercizio dei propri diritti», afferma Giuliano.
Il nodo delle differenze tra le aziende sanitarie
Secondo UGL Salute, negli ultimi anni il personale sanitario ha continuato a garantire la continuità assistenziale in un contesto segnato dalla carenza di organici e dall’aumento dei carichi di lavoro. Nel frattempo, sul tema della mensa e dei buoni pasto si sarebbero sviluppate interpretazioni differenti e modalità applicative non uniformi tra le diverse aziende.
«Per troppo tempo i lavoratori della sanità sono stati chiamati a garantire la continuità assistenziale in condizioni sempre più difficili, mentre sui loro diritti si sono aperte interpretazioni restrittive e differenze applicative tra aziende. Questo non è più accettabile», sostiene il segretario nazionale di UGL Salute.
Per il sindacato, il riconoscimento del buono pasto non rappresenta soltanto una questione economica. Il tema riguarda anche le condizioni di lavoro di chi presta servizio in orari particolarmente gravosi.
«Un infermiere, un OSS, un tecnico sanitario o qualsiasi altro professionista che garantisce il servizio durante la notte, nei festivi o nei turni prolungati non può essere considerato un lavoratore di serie B», sottolinea Giuliano. «Il turno notturno non può trasformarsi in una penalizzazione aggiuntiva».
La richiesta di verificare anche le situazioni pregresse
UGL Salute chiede ora alle aziende sanitarie di verificare le modalità con cui vengono applicate le disposizioni relative alla mensa e ai buoni pasto. L’organizzazione sindacale sollecita inoltre un controllo sulle eventuali spettanze non riconosciute in passato, nel rispetto dei termini di prescrizione e delle condizioni previste dalla normativa.
«È necessario che le aziende sanitarie facciano immediatamente chiarezza sulle modalità di applicazione della disciplina relativa alla mensa e ai buoni pasto, verificando anche le situazioni pregresse e le eventuali spettanze non riconosciute», afferma Giuliano.
Il sindacato pone inoltre l’accento sulla necessità di garantire criteri omogenei sul territorio nazionale. L’obiettivo è evitare che lavoratori impegnati nelle stesse attività possano avere trattamenti differenti a seconda dell’azienda sanitaria di appartenenza.
«Non può essere il lavoratore a dover ricorrere alla giustizia»
La UGL Salute invita quindi le aziende a intervenire senza attendere una nuova stagione di contenziosi individuali. «Non vogliamo assistere all’ennesima stagione di ricorsi individuali per ottenere ciò che dovrebbe essere applicato correttamente in via ordinaria. Se un diritto è previsto, deve essere riconosciuto», afferma il segretario nazionale.
La questione si inserisce, secondo il sindacato, in un quadro più ampio legato alle condizioni di lavoro del personale sanitario. «Il personale sanitario ha già pagato un prezzo altissimo in questi anni: carichi di lavoro insostenibili, carenza di organici, turni massacranti, notti e festivi. Adesso basta», conclude Giuliano.
UGL Salute annuncia infine che continuerà a monitorare l’applicazione della disciplina nelle singole aziende, con l’obiettivo di verificare che i diritti riconosciuti ai lavoratori trovino effettiva applicazione.
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