martedì, Ottobre 27, 2026
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Economia circolare, mercato in crescita del 194% entro 2035

L’Osservatorio BrianzAcque individua le trasformazioni che potrebbero ridurre la dipendenza dalle materie prime estere e valorizzare acqua, energia e rifiuti

Le tensioni geopolitiche e le crisi energetiche stanno cambiando il ruolo dell’economia circolare, sempre più legata alla competitività delle imprese e alla sicurezza degli approvvigionamenti. Recuperare materiali, acqua ed energia significa ridurre gli sprechi, contenere i costi e limitare la dipendenza dalle forniture internazionali. In questo scenario, l’Osservatorio BrianzAcque ha analizzato studi e tendenze internazionali per individuare le dieci trasformazioni destinate a influenzare il settore nel prossimo decennio.

Secondo le stime di DataM Intelligence, il mercato globale dell’economia circolare passerà dai 166,95 miliardi di dollari del 2025 a 491,35 miliardi nel 2035. La crescita prevista è del 194%, con un tasso annuo composto dell’11,4%.

«La crescita del mercato globale stimata fino a quasi 500 miliardi di dollari dimostra che la sostenibilità è il più grande volano di investimenti del nostro secolo», commenta Enrico Boerci, presidente e amministratore delegato di BrianzAcque. «Guerre, crisi energetiche e tensioni sulle materie prime ci stanno mostrando quanto possa essere rischioso dipendere dall’estero per risorse essenziali. In questo scenario, recuperare ciò che oggi viene sprecato non è più soltanto una scelta ambientale: significa ridurre i costi, recuperare valore e rendere più resilienti i nostri territori».

Materie prime e dipendenza dall’estero

La crescente attenzione alla circolarità è legata anche alla concentrazione delle forniture di materiali strategici. Il Global Critical Minerals Outlook 2026 dell’Agenzia internazionale dell’energia evidenzia i rischi connessi alle restrizioni all’esportazione e alla concentrazione geografica delle attività di raffinazione. Per alcune materie prime, tra cui grafite, gallio e terre rare, oltre il 90% della raffinazione mondiale è concentrato in un solo Paese.

Anche le inefficienze del modello economico lineare comportano costi rilevanti. Il Global Circularity Gap Report 2026, realizzato da Circle Economy in collaborazione con Deloitte Netherlands, stima in circa 25.400 miliardi di euro all’anno il valore perso a livello globale a causa delle inefficienze nell’utilizzo delle risorse, pari a circa il 31% del prodotto interno lordo mondiale.

I benefici della circolarità possono riguardare anche i bilanci familiari. Secondo la Commissione europea, le misure sull’ecodesign e sull’etichettatura energetica potrebbero generare entro il 2030 risparmi per le famiglie compresi tra 473 e 736 euro all’anno rispetto a uno scenario senza tali interventi. Per le imprese, il vantaggio dipende dal settore e dai processi produttivi, ma passa soprattutto dalla riduzione dei consumi di materie prime, acqua ed energia, dal recupero dei materiali e dall’allungamento della vita dei prodotti.

La trasformazione riguarda anche l’occupazione. Nel rapporto Circular Economy, Trade and Employment, l’Organizzazione internazionale del lavoro stima in 5,96 milioni i posti di lavoro diretti e indiretti collegati al commercio internazionale di beni riciclabili, riutilizzabili, rigenerati o realizzati con materie prime seconde.

Italia, circolarità e sicurezza degli approvvigionamenti

Per l’Italia il recupero delle risorse rappresenta una leva anche per contenere la dipendenza dalle importazioni. Il Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, realizzato dal Circular Economy Network in collaborazione con ENEA, indica un tasso di utilizzo circolare dei materiali del 21,6%. Allo stesso tempo, il 46,6% delle materie prime trasformate nel Paese proviene dall’estero.

Aumentare il recupero dei materiali significa quindi ridurre la produzione di rifiuti e trattenere una quota maggiore di valore economico sul territorio nazionale. La stessa logica si applica all’acqua, risorsa strategica per numerosi comparti produttivi. Un’analisi pubblicata nel 2026 dal Centro comune di ricerca della Commissione europea stima la domanda idrica europea tra 140 e 200 miliardi di metri cubi all’anno, con energia e agricoltura tra i principali settori utilizzatori.

In questo contesto, BrianzAcque guarda all’integrazione tra acqua, rifiuti ed energia. I fanghi prodotti dalla depurazione possono essere valorizzati per ottenere bioenergia, biometano, calore e fertilizzanti rinnovabili. L’acqua impiegata nei processi industriali può essere trattata e riutilizzata, mentre il calore generato dagli impianti può alimentare altre lavorazioni o reti di teleriscaldamento. L’obiettivo è trasformare gli scarti da costo di smaltimento a risorsa produttiva.

I dieci trend dell’economia circolare

L’Osservatorio BrianzAcque ha individuato dieci tendenze che potrebbero guidare l’evoluzione del settore. La prima riguarda il Passaporto digitale dei prodotti, uno strumento che, attraverso codici QR, tag RFID e sistemi di tracciabilità, permetterà di raccogliere informazioni sulla composizione dei beni, sulla provenienza delle materie prime, sull’impronta di carbonio e sulle possibilità di riparazione, riuso e riciclo. Una maggiore disponibilità di dati può rendere più trasparente la filiera e facilitare il recupero delle materie prime seconde.

Un secondo filone è rappresentato dall’intelligenza artificiale applicata alla selezione dei rifiuti. Computer vision, deep learning e robotica possono riconoscere e separare diverse tipologie di plastica, metalli e materiali tessili. L’automazione punta ad aumentare la precisione delle operazioni e la qualità dei materiali recuperati, rendendoli più adatti a un nuovo utilizzo industriale.

Il terzo trend è la simbiosi industriale tra acqua, rifiuti ed energia. Depuratori, impianti di trattamento e sistemi energetici possono integrarsi per valorizzare i sottoprodotti di una filiera in un’altra. I fanghi di depurazione, per esempio, possono contribuire alla produzione di biogas e biometano, mentre il calore in eccesso può essere recuperato per alimentare reti di teleriscaldamento o processi produttivi.

Il quarto riguarda i modelli Product-as-a-Service, nei quali il cliente acquista l’utilizzo di un bene anziché diventarne proprietario. Se il produttore mantiene la responsabilità del prodotto, aumenta l’interesse economico a realizzare beni durevoli, riparabili, aggiornabili e facili da smontare.

Nel settore automobilistico, il quinto trend è legato alla gestione circolare delle batterie. I sistemi di tracciabilità dei minerali critici, come litio, cobalto e nichel, si affiancano al recupero dei componenti e al riutilizzo delle batterie a fine vita automobilistica per lo stoccaggio energetico, prima del riciclo definitivo.

Il sesto filone riguarda l’upcycling dei polimeri e le tecnologie di riciclo avanzato. Processi come pirolisi e depolimerizzazione possono consentire di recuperare risorse anche da alcune plastiche complesse o contaminate, ampliando le possibilità di reimpiego rispetto al riciclo meccanico tradizionale.

Il settimo trend è l’ecodesign modulare. La progettazione dei prodotti tiene sempre più conto della manutenzione, della riparazione e del fine vita. Ridurre l’impiego di colle permanenti e materiali difficili da separare, privilegiando componenti modulari e sostituibili, può allungare la durata dei beni e facilitare il recupero dei materiali.

L’ottavo riguarda il riutilizzo delle acque di processo nei circuiti industriali chiusi. Tecnologie come la filtrazione a membrana e l’osmosi inversa consentono di trattare l’acqua utilizzata nelle lavorazioni e reimmetterla nei cicli produttivi. La soluzione interessa comparti ad alto consumo idrico, tra cui tessile, chimica, carta e metallurgia, e può contribuire a ridurre prelievi e scarichi.

Il nono trend è la logistica inversa digitalizzata e predittiva. Piattaforme cloud, sensori e sistemi di analisi possono ottimizzare il rientro di prodotti obsoleti, imballaggi riutilizzabili e beni a fine vita. Una gestione più efficiente di questi flussi può facilitare il recupero dei materiali e rendere più stabile l’approvvigionamento delle imprese.

Chiudono il quadro le bioraffinerie e l’estrazione di bio-nutrienti dagli scarti organici. I rifiuti e i residui dell’industria agroalimentare possono diventare materie prime per produrre biometano, intermedi chimici, bioplastiche e molecole utilizzabili in comparti come la farmaceutica e la cosmetica. Gli impianti ambientali possono così evolvere in strutture capaci di generare nuove risorse e alimentare filiere produttive locali.

Dagli scarti nuove risorse per i territori

Per BrianzAcque, la convergenza tra innovazione tecnologica, recupero delle risorse e sicurezza degli approvvigionamenti rappresenta una delle principali direttrici di sviluppo dei prossimi anni. La crescita del mercato globale e le criticità legate alla disponibilità delle materie prime rafforzano l’interesse verso modelli capaci di ridurre gli sprechi e valorizzare materiali già utilizzati.

«È questa la grande opportunità dell’economia circolare: trasformare rifiuti, acqua, energia e materiali già utilizzati in nuove risorse economiche», sottolinea Boerci. Una prospettiva che collega sostenibilità ambientale, investimenti industriali e resilienza dei territori.


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