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Datacenter, Di Marco: «Basta abbuffata di suolo ed energia»

Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha organizzato a Palazzo Pirelli un incontro dedicato alla diffusione dei data center e ai loro effetti sul territorio

Si è parlato di data center, sostenibilità e governo del territorio venerdì 11 settembre nella Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli, dove il Movimento 5 Stelle Lombardia ha organizzato l’incontro «Datacenter – Governare l’innovazione, proteggere il territorio». L’appuntamento ha messo al centro la crescita delle infrastrutture di calcolo ad alta densità in Lombardia e la necessità di conciliare sviluppo tecnologico, tutela ambientale e pianificazione territoriale.

Al confronto ha partecipato anche la senatrice M5S Elena Sironi, che segue le attività dei comitati impegnati sul tema nei territori. Sironi ha presentato un disegno di legge sui datacenter, già all’esame della commissione competente, con l’obiettivo di introdurre criteri per la disciplina urbanistica e per la localizzazione delle infrastrutture. La senatrice ha inoltre depositato un’interrogazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per chiedere maggiore chiarezza sugli impatti ambientali, energetici e territoriali degli insediamenti.

Di Marco: «Serve una valutazione degli effetti cumulativi»

Nicola Di Marco, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale della Lombardia, ha contestato l’assenza, a suo giudizio, di una valutazione complessiva degli effetti prodotti dalla concentrazione dei datacenter sul territorio.

«Regione Lombardia ha ignorato del tutto il tema degli effetti cumulativi dei datacenter, cioè il limite massimo che i territori possono sopportare in termini di consumo di suolo, energia e impatto paesaggistico e sociale. Non è stata fatta una vera valutazione preventiva né sul paesaggio, né sul tessuto sociale, né sulle trasformazioni del lavoro che questo modello di sviluppo comporta», ha dichiarato Di Marco.

Nel mirino del capogruppo M5S anche la normativa regionale approvata a maggio, che secondo Di Marco non avrebbe fermato la crescita degli insediamenti. «La tanto sbandierata legge regionale di maggio non ha fermato nulla: l’espansione dei datacenter prosegue indisturbata», ha affermato.

Di Marco ha quindi criticato anche il ruolo del Governo nazionale rispetto ad alcuni progetti nell’hinterland milanese, facendo riferimento alla scelta dei commissariamenti. «In parallelo, il Governo nazionale ha scelto la scorciatoia dei commissariamenti su diversi progetti nell’hinterland milanese, svuotando il ruolo dei Comuni con un atto di centralismo che cala decisioni dall’alto sulla Lombardia», ha sostenuto.

Secondo il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, il tema non riguarda il contrasto all’innovazione tecnologica, ma le modalità con cui questa viene realizzata sul territorio. «Il M5S è per lo sviluppo e per l’innovazione tecnologica, ma non per la razzia dei territori, né per un sistema che aumenta le isole di calore, sovraccarica la rete elettrica e peggiora la qualità della vita», ha dichiarato.

Di Marco ha posto l’accento anche sulla sostenibilità del fabbisogno energetico necessario al funzionamento delle strutture. «A chi serve accumulare dati in rete, se poi rischiamo blackout e un sistema energetico al collasso?», ha affermato.

Il confronto con i territori

L’incontro è stato presentato dal M5S Lombardia anche come un’occasione per dare spazio alle realtà locali impegnate nel confronto sui progetti di nuovi datacenter. «Con questo primo incontro pubblico abbiamo voluto dare voce a chi i datacenter li vive sul territorio, a chi ne studia la proliferazione incontrollata e a chi è chiamato ad amministrare le conseguenze con una legge regionale debole e un governo che impone commissari per difendere progetti decisi nelle stanze romane», ha spiegato Di Marco.

Tra i territori citati durante l’incontro c’è Lacchiarella, nel Milanese, dove è attiva una rete di movimenti locali. «A Lacchiarella sta nascendo una rete di movimenti locali che informa i cittadini e contrastare questa deriva. Noi continueremo a presentare proposte serie e concrete per dare finalmente reali tutele nella legge regionale, perché lo sviluppo non può diventare una licenza di saccheggio dei nostri territori», ha concluso il capogruppo M5S.

Sul tema è intervenuto anche Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, che ha posto l’attenzione sugli effetti ambientali ed energetici della crescita dei datacenter in Italia.

Pedullà: «Regolare la sostenibilità prima che sia troppo tardi»

«La corsa disordinata alla costruzione di data center in Italia, spinta anche da grandi gruppi americani, ha un impatto drammatico sui territori come aumento delle emissioni inquinanti, enorme consumo idrico e un fabbisogno elettrico che rischia di mettere in crisi le reti locali», ha dichiarato Pedullà.

L’europarlamentare ha inoltre sostenuto che alcuni progetti potrebbero essere legati anche alla rivalutazione dei terreni e ha richiamato il tema del quadro normativo. «Molti progetti hanno finalità puramente speculative per rivalutare i terreni, sfruttando un vuoto normativo che consente di costruire senza limiti né reali vincoli di sostenibilità», ha affermato.

Pedullà ha quindi ricordato di aver presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo un intervento dell’Unione europea alla luce della direttiva sull’efficienza energetica. Al centro dell’iniziativa, secondo quanto riferito dall’europarlamentare, ci sono gli effetti cumulativi dei consumi e la disciplina degli investimenti extra-UE.

«Non vogliamo fare una guerra ideologica ai data center, ma regolarne la sostenibilità e la presenza sui territori, prima che sia troppo tardi», ha concluso.

Morello: «Servono monitoraggio e pianificazione regionale»

Sul rapporto tra datacenter e trasformazioni territoriali è intervenuto Eugenio Morello, professore associato al Politecnico di Milano, che ha richiamato i risultati di una ricerca dedicata alla presenza di queste infrastrutture nell’area milanese.

«Siamo obbligati a porre l’attenzione sulle fragilità territoriali connesse all’espansione dei datacenter. Una nostra ricerca ha censito circa 32 strutture nell’area milanese, evidenziando come Milano stia diventando l’hub principale dei consumi energetici legati alla digitalizzazione», ha spiegato Morello.

Secondo il docente, la crescita dei datacenter richiede un ripensamento delle infrastrutture elettriche, idriche e di telecomunicazione, accompagnato da una maggiore conoscenza degli effetti territoriali e ambientali.

«Ritengo fondamentale un monitoraggio regionale, insieme ad ARPA, che vada oltre i soli consumi e valuti qualità dell’aria, uso dell’acqua, microclima, suolo e degrado ambientale», ha affermato Morello, sottolineando la necessità di studi continuativi, finanziamenti adeguati e maggiore trasparenza nei confronti dei cittadini.

Il professore ha inoltre indicato nella pianificazione urbanistica uno degli strumenti attraverso cui affrontare la trasformazione. «Oggi spesso interveniamo per riparare danni già in corso e chi governa dovrebbe, invece, anticipare la sfida della digitalizzazione, integrando i datacenter nei Piani di Governo del Territorio come nuova infrastruttura urbana, valutandone anche gli effetti su isole di calore, rete elettrica e sull’intero ciclo di vita, fino alla dismissione e riconversione dei siti», ha concluso.

Lacchiarella, la posizione del Comitato Ciarlasco

Dal territorio di Lacchiarella è arrivato anche l’intervento di Enrico Duranti, esponente del Comitato Ciarlasco per la Tutela del territorio, che ha posto l’accento sulla concentrazione di più progetti nella stessa area.

«A Lacchiarella il problema non è il singolo datacenter, ma la proliferazione di più progetti concentrati nello stesso territorio. Denuncio soprattutto l’assenza di una vera pianificazione, questi interventi avanzano senza una visione complessiva degli impatti su suolo, energia, paesaggio e qualità della vita», ha dichiarato Duranti.

Secondo il rappresentante del comitato, nell’area compresa tra Lacchiarella, Zibido San Giacomo e Badile sono interessati due grandi campus hyperscale e altri due ambiti di trasformazione nei quali sarebbero previsti ulteriori datacenter.

Duranti ha richiamato in particolare il rischio di consumo e impermeabilizzazione del suolo, l’aumento delle isole di calore e l’impatto dei sistemi di raffreddamento. Sul fronte energetico, ha invece evidenziato il fabbisogno continuo degli impianti e le possibili conseguenze sulla rete elettrica.

Il rappresentante del Comitato Ciarlasco ha posto anche una questione relativa alla trasparenza e alla partecipazione. «Il progetto di Lacchiarella, inizialmente, non era stato neppure adeguatamente pubblicizzato e come comitato abbiamo chiesto e ottenuto di riaprire la procedura di valutazione ambientale», ha spiegato.

Tra le contestazioni indicate da Duranti figurano inoltre la presenza di generatori a gasolio e i rischi connessi allo stoccaggio del combustibile. «La nostra non è una battaglia contro la tecnologia, ma contro una crescita senza regole, che rischia di trasformare Lacchiarella nel simbolo di una colonizzazione dei territori», ha concluso.

Gli altri rappresentanti delle istituzioni e dei territori

All’incontro hanno portato il proprio contributo anche Alessandro Amenta, assessore di Peschiera Borromeo, Vincenzo Lepori, rappresentante M5S del Gruppo Territoriale Visconteo, e Antonio Nitti, consigliere del Parco Agricolo Sud Milano.

Il confronto organizzato a Palazzo Pirelli ha così riunito rappresentanti politici, accademici e realtà territoriali attorno a uno dei temi legati alla trasformazione digitale che sta assumendo maggiore rilevanza anche in Lombardia. Al centro del dibattito è emersa la richiesta di una pianificazione capace di valutare non soltanto la realizzazione dei singoli impianti, ma anche gli effetti complessivi della loro concentrazione sul territorio.


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