Trasformare la Pubblica Amministrazione da elemento di complessità a vera e propria infrastruttura per la competitività del Paese, riducendo i tempi delle procedure, integrando dati e tecnologie e costruendo modelli organizzativi capaci di accompagnare cittadini, imprese e investimenti.
È la sfida che parte da Genova, dove al Palazzo Ducale è previsto un confronto di due giorni tra rappresentanti politici nazionali ed europei, associazioni di categoria, rappresentanti delle istituzioni europee, imprenditori ed esperti di transizione digitale, con la partecipazione del ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo.
L’obiettivo è arrivare alla definizione di un documento operativo che possa contribuire ad avviare una riorganizzazione della PA su scala nazionale.
A spiegare impostazione e finalità dell’iniziativa è Pasquale Criscuolo, avvocato, Segretario e Direttore Generale del Comune di Genova, ideatore e organizzatore della due giorni.
Criscuolo: «Ripensare i processi della Pubblica Amministrazione»
Il punto di partenza, secondo Criscuolo, deve essere la reingegnerizzazione dei processi amministrativi, con una visione che integri livello nazionale e territoriale.
«Si tratta di analizzare le varie fasi dei processi, ridisegnarle al fine di eliminare ridondanze e colli di bottiglia, standardizzarle attraverso l’uso delle moderne tecnologie», spiega.
L’obiettivo è rendere più rapida l’azione amministrativa, permettere monitoraggi continui e in tempo reale e favorire una maggiore integrazione dei dati e l’interoperabilità tra amministrazioni.
Una condizione che diventa particolarmente importante anche davanti alla crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione.
Secondo Criscuolo, tuttavia, la tecnologia non può essere considerata separatamente dall’organizzazione: digitalizzare procedure inefficienti rischia semplicemente di trasferire nel mondo digitale criticità già esistenti.
Grandi opere, autorizzazioni e procedure: il nodo dei tempi
Un esempio significativo riguarda la realizzazione delle grandi opere pubbliche.
Ministeri, Regioni, Province, Comuni, organi di controllo, conferenze di servizi e stazioni appaltanti possono intervenire, con competenze differenti, nelle diverse fasi che conducono dalla programmazione fino alla realizzazione e al collaudo di un’infrastruttura.
Il problema nasce quando soggetti diversi utilizzano procedure, modelli organizzativi e strumenti digitali non sufficientemente integrati.
«In assenza di diagrammi di flusso standardizzati che consentano una tracciabilità digitale dell’intero processo si allungano i tempi in maniera esponenziale e si precludono strumenti di controllo efficaci», osserva Criscuolo.
Il tema, dunque, non riguarda esclusivamente le norme.
Negli ultimi anni sono stati introdotti diversi interventi legislativi in materia di semplificazione e sono state effettuate numerose revisioni della disciplina dei contratti pubblici. Secondo Criscuolo, però, all’intervento normativo deve corrispondere una trasformazione concreta dei modelli organizzativi e operativi.
Pubblica Amministrazione e competitività delle imprese
La questione assume una rilevanza direttamente economica.
I tempi necessari per autorizzare e realizzare opere pubbliche, infrastrutture energetiche, stabilimenti produttivi o strutture ricettive incidono sulle decisioni delle imprese, sulla capacità di programmare gli investimenti e sull’attrattività dei territori.
«Tempi e costi che aumentano incidono sulla competitività economica del sistema Paese e sulla capacità di attrarre investimenti, anche dall’estero», sottolinea Criscuolo.
Una Pubblica Amministrazione più rapida, integrata e prevedibile può quindi diventare un fattore strategico non soltanto per la qualità dei servizi pubblici, ma anche per lo sviluppo economico e produttivo.
Nel corso dell’intervista Criscuolo richiama inoltre una stima attribuita all’Ufficio studi della CGIA di Mestre, secondo cui il peso dell’eccessiva burocrazia sul sistema produttivo ammonterebbe ad almeno 80 miliardi di euro l’anno.
Un elemento che, insieme ai costi energetici e alla pressione fiscale, viene indicato come uno dei fattori che possono condizionare la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali.
Digitale e Intelligenza Artificiale: prima bisogna ripensare i processi
Uno dei messaggi centrali dell’iniziativa genovese riguarda proprio il rapporto tra innovazione tecnologica e organizzazione amministrativa.
«Le infrastrutture tecnologiche sono inutili se applicate a processi obsoleti: la reingegnerizzazione è il prerequisito fondamentale per rendere efficaci gli investimenti digitali», afferma Criscuolo.
La prospettiva è quindi quella di costruire processi amministrativi standardizzati, interoperabili e digitalmente tracciabili, sui quali possano successivamente operare in maniera efficace anche strumenti avanzati di automazione e Intelligenza Artificiale.
A Genova il confronto con le esperienze europee
Durante la due giorni saranno analizzati anche modelli e buone pratiche europee.
Tra le esperienze indicate da Criscuolo figura quella del Governo delle Fiandre, insieme ad altri casi che saranno approfonditi attraverso il confronto con rappresentanti europei.
Il tema della reingegnerizzazione della Pubblica Amministrazione viene così collocato all’interno di una riflessione più ampia: l’efficienza amministrativa non rappresenta soltanto un obiettivo interno alla macchina pubblica, ma può costituire un’infrastruttura immateriale essenziale per lo sviluppo economico.
Da Genova un documento destinato al ministro Zangrillo
Il convegno non vuole esaurirsi nel confronto teorico.
Al termine delle due giornate sarà predisposto un documento operativo che verrà consegnato al ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, con l’obiettivo di contribuire all’avvio di un percorso nazionale.
Genova intende proporsi anche come laboratorio di questa trasformazione.
«Il Comune di Genova ha già individuato le linee di un’azione che punti a una incisiva reingegnerizzazione dei processi interni. Occorre replicarla su scala nazionale e Genova è pronta a fornire il suo contributo con l’ambizione di essere protagonista di questo cambiamento», conclude Criscuolo.
La sfida che parte dal capoluogo ligure è quindi quella di cambiare prospettiva: considerare l’efficienza della Pubblica Amministrazione non soltanto come questione burocratica, ma come una componente della politica economica del Paese.
Per imprese e cittadini, ridurre tempi, passaggi ridondanti e frammentazione amministrativa significa liberare risorse e rendere più semplice investire, progettare e realizzare iniziative.
Ed è proprio da Genova che arriva la proposta di trasformare questa esigenza in un progetto nazionale.
a cura di Sara Tagliente
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