Duemilacinquecento alborelle allevate esclusivamente in acqua depurata sono pronte a tornare nei fiumi della Lombardia. Si è concluso il progetto alBIOrelle, promosso da Gruppo CAP, la green utility che gestisce il Servizio Idrico Integrato della Città metropolitana di Milano, trasformando il depuratore di Canegrate in un laboratorio dedicato alla biodiversità e all’economia circolare.
L’iniziativa ha dimostrato come un impianto di depurazione possa diventare non solo un’infrastruttura per il trattamento delle acque reflue, ma anche uno strumento di ricerca scientifica e tutela ambientale, contribuendo concretamente al ripopolamento ittico dei corsi d’acqua lombardi.
Tra gli esemplari allevati, una ventina è stata inoltre donata all’Acquario Civico di Milano, dove contribuirà a sensibilizzare il pubblico sull’importanza della salvaguardia della fauna ittica e della qualità delle acque.
Dieci mesi di allevamento con acqua depurata
Il progetto ha visto la crescita di 2.500 alborelle in vasche alimentate esclusivamente con acqua proveniente dal ciclo di depurazione del depuratore di Canegrate e successivamente sottoposta a trattamenti avanzati di ultrafiltrazione e disinfezione con raggi ultravioletti.
Nel corso dei dieci mesi di sperimentazione sono stati monitorati costantemente tutti i principali parametri necessari alla sopravvivenza della specie, tra cui temperatura, ossigeno disciolto, pH e concentrazione dei composti azotati.
La crescita regolare degli esemplari, l’elevato tasso di sopravvivenza e il raggiungimento della taglia necessaria per il rilascio in natura confermano la qualità dell’acqua trattata e la sua piena compatibilità con lo sviluppo di specie acquatiche particolarmente sensibili.
Gruppo CAP: «Il depuratore diventa una piattaforma di innovazione»
Per Gruppo CAP il progetto rappresenta una dimostrazione concreta delle potenzialità dei moderni impianti di depurazione.
«La liberazione delle alborelle nei corsi d’acqua lombardi rappresenta il punto di arrivo di un progetto che ha voluto mettere alla prova, nel modo più concreto possibile, il valore dell’acqua depurata. Questi esemplari sono cresciuti esclusivamente in acqua proveniente dal nostro ciclo di trattamento, raggiungendo le condizioni necessarie per il rilascio e la riproduzione. È un risultato che conferma la qualità dei processi depurativi adottati da Gruppo CAP e mostra come un depuratore possa evolvere da semplice infrastruttura di servizio a piattaforma di innovazione, ricerca scientifica e rigenerazione ambientale, capace di generare benefici concreti per il territorio e la biodiversità», ha dichiarato Giovanni Vargiu, direttore dell’Area tecnica Circular Treatment di Gruppo CAP.
Un modello di economia circolare applicato alla depurazione
Sviluppato con il supporto scientifico dell’Istituto Spallanzani e del Politecnico di Milano, il progetto alBIOrelle ha sperimentato un innovativo modello di simbiosi industriale tra depurazione delle acque reflue e acquacoltura.
A differenza degli allevamenti tradizionali, dove è necessario utilizzare nuove risorse idriche e trattare successivamente gli scarichi delle vasche, il sistema realizzato a Canegrate permette all’acqua utilizzata per l’allevamento dei pesci di rientrare direttamente nel normale ciclo di depurazione dell’impianto.
Un modello che riduce il consumo di acqua, limita gli impatti ambientali e valorizza infrastrutture già esistenti, inserendosi pienamente nei principi dell’economia circolare.
L’innovazione era già stata riconosciuta nel 2024 con il Premio “Verso un’economia circolare”, promosso da Fondazione Cogeme ETS e Kyoto Club.
L’alborella, specie simbolo da proteggere
L’alborella (Alburnus arborella) è una specie autoctona tipica delle acque dolci dell’Italia settentrionale e rappresenta un importante indicatore dello stato di salute degli ecosistemi fluviali.
Inserita nella Lista Rossa della IUCN come specie “quasi minacciata”, negli ultimi anni ha subito una significativa riduzione della popolazione a causa del degrado degli habitat naturali e della diffusione di specie ittiche invasive.
Gli esemplari allevati nel depuratore di Canegrate sono stati seguiti dalla fase successiva allo svezzamento fino al raggiungimento della maturità necessaria per affrontare il ritorno in natura.
Il ritorno nei fiumi lombardi
Le operazioni di rilascio sono state realizzate in collaborazione con il Parco Lombardo della Valle del Ticino e con gli enti impegnati nella tutela della fauna ittica.
Uno dei principali siti scelti è una golena del fiume Olona recentemente rinaturalizzata dall’Agenzia Interregionale per il fiume Po (AIPO) e nuovamente collegata al corso d’acqua. L’area offre condizioni favorevoli alla riproduzione delle specie ittiche e permette ai pesci di superare la briglia del Mulino Rancilio, che fino a oggi rappresentava un ostacolo alla loro risalita.
Un secondo rilascio è avvenuto nell’area di Mulino Nuovo, a Nosate, all’interno del progetto “I prà in la vàl di Ponte Castano: l’acqua che racconta la storia”, sostenuto da Fondazione Cariplo attraverso il bando Ruralis 2024.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di recupero ambientale del fiume Olona, per molti anni considerato tra i corsi d’acqua più inquinati d’Europa e oggi tornato a ospitare ecosistemi di elevato valore naturalistico grazie agli interventi di risanamento realizzati negli ultimi decenni.
Ventuno esemplari all’Acquario Civico di Milano
Oltre al ripopolamento dei corsi d’acqua lombardi, il progetto proseguirà anche attraverso attività di divulgazione.
Nei giorni scorsi una ventina di alborelle è stata infatti donata all’Acquario Civico di Milano, dove sarà possibile osservare da vicino una specie simbolo della biodiversità delle acque dolci lombarde.
L’iniziativa punta a sensibilizzare cittadini e visitatori sull’importanza della tutela degli ecosistemi acquatici e sul ruolo che le moderne infrastrutture idriche possono svolgere nella conservazione dell’ambiente, dimostrando come innovazione tecnologica e sostenibilità possano procedere insieme nella salvaguardia del patrimonio naturale della Lombardia.
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