La carenza di insegnanti nella scuola dell’infanzia e primaria continua a interessare in particolare le regioni del Nord e, tra queste, la Lombardia. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che guarda con preoccupazione all’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026/2027.
Secondo i dati riportati dalla stampa e richiamati dal CNDDU, in Lombardia sarebbero stati conferiti 11.570 contratti di supplenza a docenti fuori graduatoria. Il dato rappresenterebbe il 57,39% del fenomeno registrato complessivamente a livello nazionale.
Per il Coordinamento, numeri di questa entità non possono essere considerati soltanto come una difficoltà legata all’avvio dell’anno scolastico. Quando il ricorso a procedure straordinarie per coprire le cattedre assume dimensioni così rilevanti e si ripete nel tempo, secondo il CNDDU emerge un problema di natura strutturale.
Il costo della vita tra le cause della carenza
Il Coordinamento invita quindi a spostare l’attenzione anche sulle ragioni che portano alcuni docenti a rinunciare agli incarichi disponibili nelle regioni settentrionali. Tra i fattori indicati c’è il costo della vita, particolarmente rilevante nelle grandi città e nelle aree economicamente più attrattive del Nord.
Per un insegnante proveniente da un’altra regione, accettare un incarico può significare sostenere contemporaneamente le spese per l’affitto, le utenze, i trasporti e i viaggi verso il luogo di residenza. In alcuni casi il docente continua inoltre a contribuire alle spese della propria famiglia.
A fronte di una retribuzione sostanzialmente uniforme sul territorio nazionale, le differenze nel costo dell’abitare possono quindi incidere sulla convenienza economica del trasferimento. La rinuncia a una cattedra, osserva il CNDDU, non dovrebbe essere interpretata automaticamente come una mancata disponibilità alla mobilità.
In determinate situazioni, infatti, la scelta può essere determinata dalla sostenibilità economica complessiva dell’incarico. Il costo dell’abitare diventa così anche un fattore che incide sulla capacità delle scuole di reperire personale.
La situazione dei docenti di ruolo fuori sede
La questione non riguarda soltanto gli insegnanti precari. Il CNDDU richiama anche la condizione di numerosi docenti di ruolo che lavorano lontano dalla propria residenza.
La stabilità del contratto, infatti, non coincide necessariamente con una piena stabilità economica. Un docente costretto a mantenere per anni una seconda abitazione e a sostenere frequenti spostamenti può trovarsi ad affrontare costi significativi anche dopo aver ottenuto un posto stabile.
Il Coordinamento segnala inoltre una situazione particolarmente delicata per i docenti fuori sede che svolgono attività di assistenza nei confronti di familiari fragili. Le responsabilità di cura possono richiedere spostamenti frequenti oppure rendere necessario il ricorso al part-time per conciliare l’attività lavorativa con le esigenze familiari.
In questi casi alla riduzione della retribuzione possono aggiungersi le spese per la permanenza fuori sede e quelle legate all’assistenza. Secondo il CNDDU, il rischio è quello di una progressiva difficoltà economica che dovrebbe essere considerata anche nelle politiche di mobilità del personale scolastico.
L’appello al ministro Valditara
Per queste ragioni il CNDDU rivolge un appello al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, chiedendo di prestare particolare attenzione alla condizione dei docenti di ruolo fuori sede con responsabilità documentate di caregiver, soprattutto nei casi in cui il part-time sia stato scelto per assistere un familiare.
Il Coordinamento propone di valutare, nell’ambito della mobilità annuale e delle assegnazioni provvisorie, strumenti che possano agevolare il ricongiungimento territoriale di questi docenti. L’obiettivo indicato è individuare soluzioni compatibili con le esigenze delle istituzioni scolastiche e basate su criteri rigorosi, trasparenti e verificabili.
Il CNDDU precisa che non si tratterebbe di introdurre automatismi o privilegi, ma di riconoscere situazioni nelle quali si sommano responsabilità assistenziali, distanza dalla famiglia, riduzione della retribuzione e maggiori costi legati alla vita fuori sede.
Reclutamento e politiche abitative
Secondo il Coordinamento, la difficoltà nel coprire alcune cattedre richiede comunque un intervento più ampio sulla programmazione del personale scolastico. Formazione universitaria, reclutamento e fabbisogno territoriale dovrebbero essere considerati insieme alle condizioni economiche dei diversi territori.
Nelle aree in cui la carenza di insegnanti è persistente, il CNDDU propone inoltre di valutare, insieme agli enti locali, politiche abitative, alloggi a canone sostenibile e forme di sostegno alla mobilità dei docenti.
La questione assume particolare rilevanza nella scuola dell’infanzia e primaria, dove la continuità del rapporto tra insegnante e alunni rappresenta un elemento importante del percorso educativo. La semplice copertura formale di una cattedra, osserva il Coordinamento, non garantisce infatti necessariamente la continuità didattica se durante lo stesso anno scolastico più insegnanti si alternano nella stessa classe.
La proposta di un indicatore sulla continuità didattica
Da qui nasce anche la proposta di introdurre un indicatore nazionale sulla continuità didattica. Lo strumento dovrebbe consentire di rilevare quanti alunni cambiano uno o più insegnanti nel corso dello stesso anno scolastico.
Per il CNDDU, quindi, non sarebbe sufficiente conoscere il numero delle cattedre coperte. Sarebbe necessario misurare anche il livello di discontinuità effettivamente sperimentato dagli studenti.
La difficoltà nel reperire insegnanti rischia così di produrre effetti che vanno oltre la dimensione occupazionale. Una maggiore precarietà del personale può tradursi anche in una maggiore discontinuità educativa, soprattutto nei primi anni del percorso scolastico.
Un problema che richiede programmazione
Il CNDDU considera quindi necessario superare una gestione del problema concentrata esclusivamente sull’avvio dell’anno scolastico. Se la necessità di personale si ripresenta ogni anno negli stessi territori ed è prevedibile attraverso dati e tendenze già note, secondo il Coordinamento la questione deve essere affrontata come un problema di programmazione pubblica.
La difficoltà di coprire le cattedre, in particolare in Lombardia e nelle altre regioni del Nord, si intreccia con il costo della vita, la mobilità dei lavoratori e le responsabilità familiari dei docenti.
Per il Coordinamento, garantire il diritto all’istruzione significa quindi anche creare condizioni che consentano agli insegnanti di vivere dignitosamente del proprio lavoro. Nelle situazioni più complesse, questo significa evitare che un docente sia costretto a scegliere tra la propria cattedra, la sostenibilità economica della famiglia e la possibilità di assistere una persona cara.
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