L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha dato il maggiore contributo a livello mondiale allo studio internazionale di fase III INTerpath-001, dedicato alla valutazione di un vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma. Il centro milanese ha randomizzato 82 pazienti su 128 sottoposti a screening, oltre 30 in più rispetto al secondo centro al mondo, situato in Australia.
Lo studio, condotto su 1.137 pazienti attraverso una collaborazione internazionale tra Moderna e Merck, ha valutato l’aggiunta del vaccino personalizzato a mRNA intismeran al pembrolizumab, confrontandola con il trattamento basato sul solo pembrolizumab.
I risultati annunciati hanno evidenziato un miglioramento statisticamente significativo di entrambi gli obiettivi primari dello studio: la recurrence-free survival, cioè il periodo libero da recidiva, e la distant metastasis-free survival, ovvero il periodo libero dallo sviluppo di metastasi a distanza.
Il contributo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano
Il risultato raggiunto nel trial internazionale valorizza il ruolo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, centro di riferimento per la ricerca e la cura oncologica. L’istituto ha partecipato alla sperimentazione con un numero di pazienti superiore a quello di qualsiasi altro centro coinvolto nello studio.
«La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio», ha sottolineato Michele Del Vecchio, direttore dell’Unità di Oncologia Medica Melanomi del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
«Un risultato che testimonia lo straordinario lavoro di tutto il gruppo multidisciplinare coinvolto nella sperimentazione», ha aggiunto Del Vecchio, ricordando il contributo di chirurghi, oncologi medici, anatomopatologi, infermieri di ricerca e data manager.
Un vaccino personalizzato sulle caratteristiche del tumore
Il trattamento sperimentato è destinato a pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente, ma caratterizzato da un elevato rischio di recidiva. Si tratta, in particolare, di pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio, con metastasi nei linfonodi regionali oppure, in alcuni casi, con singole metastasi a distanza radicalmente asportate.
La caratteristica principale del vaccino è la sua personalizzazione. Il trattamento viene infatti costruito a partire dal materiale tumorale del singolo paziente. Dopo i controlli di qualità, il tessuto viene analizzato attraverso un algoritmo computazionale che può identificare fino a 34 neoantigeni, cioè proteine specifiche delle cellule tumorali del paziente.
L’mRNA che codifica per questi neoantigeni viene quindi incapsulato in nanoparticelle lipidiche, con l’obiettivo di favorirne l’ingresso nelle cellule bersaglio. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore e la formazione di una memoria immunologica.
Il sistema immunitario viene così indirizzato a riconoscere eventuali cellule tumorali residue che esprimano gli stessi antigeni. L’obiettivo è intervenire anche contro quei microfocolai metastatici che potrebbero essere responsabili della ripresa della malattia.
«È una vera terapia personalizzata perché il vaccino viene costruito sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente», ha spiegato Del Vecchio. «L’obiettivo è consentire al sistema immunitario di riconoscere ed eliminare anche eventuali microfocolai metastatici responsabili della ripresa della malattia».
Riduzione delle recidive e delle metastasi
L’immunoterapia con pembrolizumab è già utilizzata nei pazienti con melanoma ad alto rischio e consente di ridurre il rischio di recidiva. I risultati dello studio INTerpath-001 indicano che l’aggiunta del vaccino personalizzato può aumentare ulteriormente questo effetto.
I dati hanno infatti mostrato una riduzione statisticamente significativa sia del rischio di recidiva sia di quello di sviluppare metastasi a distanza. Un elemento considerato particolarmente rilevante riguarda inoltre la sicurezza del trattamento.
L’aggiunta del vaccino non ha determinato un aumento apprezzabile della tossicità rispetto al solo pembrolizumab. Si tratta di un aspetto importante perché la terapia adiuvante viene somministrata a pazienti nei quali non è presente una malattia macroscopicamente evidente, con l’obiettivo di ridurre il rischio che la malattia possa ripresentarsi.
I prossimi risultati attesi a Madrid
I dati completi dello studio saranno presentati al Congresso ESMO in programma a ottobre a Madrid. Il protocollo prevede inoltre la prosecuzione del follow-up dei pazienti, necessaria per valutare anche gli effetti del trattamento sulla sopravvivenza globale.
L’esito della sperimentazione potrebbe aprire la strada a un nuovo approccio terapeutico per i pazienti con melanoma ad alto rischio, ma saranno necessari ulteriori dati e un periodo di osservazione più lungo per definire il possibile impatto sulla pratica clinica.
«Se questi risultati saranno confermati, questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio», ha affermato Del Vecchio.
Il percorso verso un possibile nuovo standard richiederà comunque una stretta collaborazione tra diverse professionalità. La gestione di una terapia personalizzata di questo tipo comprende infatti l’analisi e il controllo del materiale tumorale, la produzione e la somministrazione del vaccino e il successivo monitoraggio dei pazienti.
L’esperienza maturata dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano nella ricerca e nella cura del melanoma, insieme al ruolo svolto nello stesso studio sul vaccino personalizzato, rappresenta in questo contesto un elemento centrale per lo sviluppo della ricerca oncologica italiana nel panorama internazionale.
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