Si è insediata ufficialmente a Desenzano del Garda la Consulta interregionale per la pesca sul Lago di Garda, organismo previsto dal Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2024 tra Regione Lombardia, Regione Veneto e Provincia autonoma di Trento. La nascita della Consulta rappresenta un passaggio istituzionale rilevante per la gestione coordinata di uno dei principali bacini lacustri italiani.
Alla seduta ha preso parte l’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste Alessandro Beduschi, che ha sottolineato la necessità di un approccio condiviso: «La gestione del Garda richiede una visione unitaria e scelte condivise. Con la Consulta mettiamo a sistema le competenze, dando continuità a un lavoro interistituzionale che prosegue da anni e che oggi si rafforza ulteriormente».
La Consulta affianca il Tavolo tecnico già attivo e si configura come uno strumento stabile di confronto tra istituzioni, associazioni di categoria, rappresentanti del territorio ed esperti del settore.
Funzioni e composizione dell’organismo
Il nuovo organismo ha il compito di formulare proposte e pareri sulla gestione della pesca, sulla tutela della fauna ittica e sugli aggiornamenti normativi. Si tratta di un passaggio strategico per un ecosistema caratterizzato da un equilibrio delicato tra tutela ambientale e attività economiche.
La Lombardia assume un ruolo di primo piano all’interno della Consulta, con 12 rappresentanti su un totale di 32 componenti. La presenza regionale comprende, oltre ai tecnici e dirigenti, anche i Comuni rivieraschi, le associazioni della pesca sportiva e professionale e le organizzazioni ambientaliste, a testimonianza del peso del territorio lombardo nel sistema gardesano.
Ricerca scientifica e innovazione tecnologica
Accanto alla governance istituzionale, centrale è il contributo della ricerca scientifica. L’accordo interregionale ha infatti consentito l’avvio di un progetto di studio della biocenosi del lago, con una durata prevista di 30 mesi e un investimento complessivo di circa 800 mila euro.
Tra le innovazioni più rilevanti vi è l’introduzione di tecniche di monitoraggio basate sul DNA ambientale, che permettono di rilevare la presenza delle specie ittiche attraverso l’analisi dell’acqua, senza ricorrere a metodi invasivi. Questo approccio consente una mappatura più precisa della biodiversità del lago, migliorando la capacità di intervento.
Tutela delle specie e gestione sostenibile
Le attività di ricerca si concentrano anche sulle dinamiche tra le principali specie ittiche, in particolare tra il coregone, rilevante per l’attività di pesca, e il carpione del Garda, specie autoctona protetta attualmente in forte riduzione.
L’obiettivo è approfondire la capacità di autosostentamento delle specie e valutare eventuali fenomeni di competizione, per definire strategie di gestione più efficaci. Tra gli strumenti allo studio figurano interventi sulla selettività delle reti e sulla regolazione dello sforzo di pesca.
In questo contesto, Beduschi ha evidenziato il ruolo delle nuove conoscenze scientifiche nel supportare le decisioni: «Le decisioni devono poggiare su basi scientifiche solide. Oggi abbiamo strumenti nuovi che ci permettono di conoscere meglio il lago e quindi di intervenire in modo più efficace, tutelando le specie più fragili senza penalizzare un’attività economica storica come la pesca».
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