Una forte spinta agli investimenti in innovazione e digitalizzazione, ma anche un significativo ritardo delle piccole imprese nelle politiche di welfare aziendale e parità di genere. È il quadro che emerge dall’ultima survey realizzata da Fòrema, società di formazione e consulenza di Confindustria Veneto Est, presentata in occasione del Festival “Umano Tutto Intero” in programma il 16 e 17 giugno a Roma.
Lo studio, condotto su un campione di mille aziende, analizza sia l’impatto delle misure legate a Industria 4.0 e 5.0 sia il livello di diffusione delle pratiche dedicate alla conciliazione tra vita privata e lavoro, evidenziando un sistema produttivo che cresce sul fronte tecnologico ma presenta ancora forti disuguaglianze organizzative.
Innovazione e investimenti trainano competitività e occupazione
La ricerca evidenzia come il 71,5% delle imprese abbia effettuato investimenti in beni strumentali, tecnologie digitali e soluzioni orientate alla sostenibilità, sfruttando gli incentivi previsti dai piani Industria 4.0 e 5.0.
La maggior parte degli investimenti si è concentrata tra il 2022 e il 2025 e ha riguardato principalmente software e sistemi digitali, beni strumentali interconnessi, formazione del personale, sensori IoT e strumenti per l’analisi dei dati.
Secondo l’indagine, l’88,6% delle aziende coinvolte ritiene di aver migliorato la propria competitività grazie agli investimenti effettuati, mentre l’occupazione è cresciuta del 12,8% nel quadriennio considerato. Le imprese segnalano benefici significativi in termini di produttività, efficienza dei processi e qualità dei prodotti e dei servizi.
Le imprese chiedono regole più semplici e stabili
Accanto agli effetti positivi, emerge una richiesta chiara da parte del mondo produttivo: maggiore stabilità normativa e una riduzione della complessità burocratica.
Tra le principali criticità segnalate figurano la difficoltà di interpretazione delle norme, l’incertezza sulle scadenze e i frequenti cambiamenti regolamentari. Oltre il 74% delle aziende chiede che gli incentivi abbiano una prospettiva stabile di almeno cinque-sette anni, mentre il 67% ritiene necessario semplificare procedure e adempimenti.
Il credito d’imposta continua a essere considerato lo strumento più efficace per sostenere gli investimenti, mentre oltre la metà delle imprese prevede di avviare nuovi progetti di innovazione nei prossimi due anni qualora il quadro normativo rimanga favorevole.
Parità di genere e welfare: il divario tra grandi e piccole aziende
Se sul fronte dell’innovazione i dati mostrano una crescita diffusa, la situazione appare più frammentata quando si analizzano le politiche aziendali dedicate alla parità di genere e al welfare.
La survey evidenzia che quasi il 30% delle imprese non conosce la prassi di riferimento PdR 192/2026, mentre soltanto il 17% risulta certificato o impegnato nel percorso di certificazione.
Le differenze più marcate emergono confrontando le grandi aziende con le piccole realtà imprenditoriali. I maggiori divari riguardano le politiche di welfare familiare, i percorsi di carriera, il supporto alla genitorialità e la gestione dei caregiver.
Nelle grandi imprese il welfare familiare raggiunge livelli di strutturazione molto elevati, mentre nelle piccole aziende i punteggi restano sensibilmente inferiori. Analoga situazione si registra per le misure dedicate alla maternità, alla paternità e al benessere organizzativo.
Sinigaglia: “Servono strumenti concreti per le PMI”
Secondo Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, il tema della parità di genere non può essere affrontato esclusivamente come una questione culturale, ma richiede strumenti operativi in grado di supportare le piccole e medie imprese.
«I dati evidenziano come la parità di genere non sia solo un valore etico, ma una sfida organizzativa legata alla dimensione aziendale. Se le grandi imprese fanno da apripista grazie a strutture consolidate, le PMI riscontrano ancora forti deficit di conoscenza», ha spiegato Sinigaglia.
«Per colmare questo gap non bastano i decreti, ma servono strumenti pronti, un linguaggio semplice e un reale accompagnamento operativo sul territorio. Dobbiamo sostenere le piccole realtà nello strutturare aree critiche come i congedi di paternità, il welfare familiare e la gestione dei caregiver, trasformando la cultura della conciliazione in un motore di crescita per tutto il tessuto economico».
Competitività e benessere come sfida per il sistema produttivo
L’indagine di Fòrema mette in luce una doppia velocità che attraversa il sistema imprenditoriale italiano. Da un lato, le imprese investono sempre più in tecnologie avanzate e innovazione, con effetti concreti sulla crescita economica e sull’occupazione. Dall’altro, resta aperta la sfida di estendere anche alle realtà più piccole strumenti strutturati di welfare e inclusione.
Secondo lo studio, il futuro della competitività non dipenderà soltanto dalla capacità di adottare nuove tecnologie, ma anche dalla possibilità di costruire ambienti di lavoro più sostenibili, inclusivi e attenti alle esigenze delle persone. Un tema che riguarda in particolare le piccole e medie imprese, protagoniste del tessuto produttivo del Nord Italia e del Veneto, chiamate a coniugare innovazione, crescita e responsabilità sociale.
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