venerdì, Giugno 26, 2026
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25 Giugno: la giornata mondiale della vitiligine contro pregiudizi e disinformazione

La Giornata Mondiale della Vitiligine, che si celebra il 25 giugno, rappresenta un’importante occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica su una patologia dermatologica spesso fraintesa e ancora oggi circondata da pregiudizi. La parola all’esperto.

La vitiligine non è una malattia contagiosa né pericolosa per la vita, ma può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, sull’autostima e sul benessere psicologico delle persone che ne sono affette. Colpisce uomini e donne di tutte le età e può comparire in qualsiasi fase della vita, anche se spesso si manifesta prima dei 30 anni. Le sue caratteristiche chiazze bianche sulla pelle sono il risultato della perdita di melanociti, le cellule responsabili della produzione della melanina, il pigmento che conferisce colore alla pelle, ai capelli e agli occhi. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha compiuto importanti passi avanti nella comprensione dei meccanismi alla base della malattia e nello sviluppo di nuove strategie terapeutiche. Informare correttamente i pazienti e favorire una diagnosi precoce rappresentano elementi fondamentali per una gestione efficace della patologia e per ridurre l’impatto emotivo che essa può generare. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Laura Mazzotta Medico estetico specialista in igiene e medicina preventiva e nutrizione clinica presso Poliambulatorio Aesthe Medica di Ferrara

Vitiligine: di cosa si tratta dottoressa Mazzotta?

La vitiligine è una malattia cronica della pelle caratterizzata dalla comparsa di macchie depigmentate, di colore bianco latte, che possono interessare qualsiasi area del corpo. Le zone più frequentemente coinvolte sono il viso, le mani, i gomiti, le ginocchia, i piedi e le aree attorno agli orifizi naturali come bocca e occhi. In alcuni casi possono essere interessati anche i capelli, le sopracciglia, le ciglia e la barba, che possono diventare bianchi a causa della perdita del pigmento. Dal punto di vista medico, la vitiligine è classificata come una malattia autoimmune. Ciò significa che il sistema immunitario, che normalmente protegge l’organismo da virus, batteri e altri agenti esterni, riconosce erroneamente i melanociti come cellule estranee e li attacca, provocandone la progressiva distruzione. La conseguenza è la perdita della capacità della pelle di produrre melanina nelle zone colpite.

Quale l’incidenza della patologia?

La malattia interessa circa lo 0,5-2% della popolazione mondiale e può manifestarsi indipendentemente dal sesso, dall’etnia o dal fototipo cutaneo. Tuttavia, le lesioni risultano particolarmente evidenti nelle persone con pelle più scura per il maggiore contrasto cromatico. Esistono diverse forme cliniche di vitiligine. La più comune è la vitiligine non segmentale, caratterizzata da macchie simmetriche distribuite in varie parti del corpo. Più rara è la vitiligine segmentale, che interessa una sola area corporea e tende a stabilizzarsi dopo una fase iniziale di progressione. Oltre all’aspetto estetico, la vitiligine può avere importanti ripercussioni psicologiche. Molti pazienti riferiscono disagio sociale, ansia, riduzione dell’autostima e difficoltà relazionali. Per questo motivo la gestione della malattia dovrebbe sempre considerare non soltanto gli aspetti dermatologici, ma anche quelli emotivi e psicologici, offrendo un supporto globale alla persona.

Cause: che cosa sappiamo di questa patologia?

Le cause precise della vitiligine non sono ancora completamente chiarite, ma oggi sappiamo che si tratta di una patologia multifattoriale, nella quale intervengono diversi elementi genetici, immunologici e ambientali. Uno dei fattori più importanti è la predisposizione genetica. Circa il 20-30% dei pazienti presenta una familiarità per la malattia o per altre patologie autoimmuni. Tuttavia, ereditare una predisposizione genetica non significa necessariamente sviluppare la vitiligine; sono infatti necessari ulteriori fattori scatenanti affinché la malattia si manifesti. Il ruolo principale sembra essere svolto dal sistema immunitario. Numerosi studi hanno dimostrato che nei pazienti affetti da vitiligine alcune cellule immunitarie attaccano selettivamente i melanociti, provocandone la distruzione. Per questo motivo la vitiligine viene spesso associata ad altre malattie autoimmuni, come la tiroidite autoimmune, il diabete di tipo 1, l’artrite reumatoide e alcune forme di anemia. Anche lo stress ossidativo sembra contribuire allo sviluppo della patologia. Nei melanociti possono accumularsi sostanze tossiche derivanti dai normali processi metabolici cellulari, rendendo queste cellule più vulnerabili e favorendone il danneggiamento. In alcune persone eventi particolarmente stressanti dal punto di vista fisico o emotivo possono precedere l’esordio della malattia, pur non rappresentandone la causa diretta.

Tra i fattori ambientali potenzialmente coinvolti vengono considerati traumi cutanei, scottature solari intense, esposizione a determinate sostanze chimiche e processi infiammatori della pelle. Un fenomeno caratteristico è il cosiddetto “fenomeno di Koebner”, attraverso il quale nuove lesioni possono comparire in corrispondenza di aree sottoposte a traumi, sfregamenti o lesioni.

È importante sottolineare- precisa la dottoressa Mazzotta (nella foto in basso)-  che la vitiligine non dipende da una cattiva alimentazione, da carenze igieniche o da comportamenti errati. Si tratta di una malattia complessa che nasce dall’interazione di diversi fattori biologici e che non può essere prevenuta completamente attraverso semplici modifiche dello stile di vita.

 

 

Evoluzione della patologia: cosa è bene sapere?

L’evoluzione della vitiligine è estremamente variabile da persona a persona. Alcuni pazienti sviluppano poche macchie che rimangono stabili per molti anni, mentre altri possono andare incontro a una progressione più rapida e diffusa. Questa imprevedibilità rappresenta una delle principali caratteristiche della malattia. Nelle fasi iniziali le lesioni possono presentarsi come piccole aree più chiare rispetto alla pelle circostante. Con il tempo tendono ad aumentare di dimensione e a diventare completamente depigmentate. In alcuni casi possono comparire nuove macchie in sedi differenti, mentre in altri la malattia entra spontaneamente in una fase di stabilità.

L’andamento della vitiligine è generalmente cronico e caratterizzato da periodi di attività alternati a periodi di quiescenza. Non esiste al momento un metodo che permetta di prevedere con precisione l’evoluzione individuale della malattia. Alcuni fattori, come la presenza di malattie autoimmuni associate, l’esordio in giovane età o il coinvolgimento di particolari aree corporee, possono essere associati a una maggiore probabilità di progressione.

Dal punto di vista clinico, la vitiligine non provoca dolore, prurito significativo o danni agli organi interni. Tuttavia, la perdita della melanina rende le aree interessate più sensibili ai raggi ultravioletti e quindi maggiormente soggette a scottature solari. Per questo motivo la fotoprotezione rappresenta una misura fondamentale nella gestione quotidiana della malattia.

Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza dell’importanza dell’aspetto psicologico. Le conseguenze emotive possono talvolta risultare più invalidanti delle manifestazioni cutanee stesse. Soprattutto nei giovani, nelle donne e nelle persone con lesioni visibili sul volto o sulle mani, la vitiligine può influire sull’immagine corporea e sulle relazioni sociali. Per questo motivo un approccio multidisciplinare che coinvolga dermatologo, medico curante e, quando necessario, supporto psicologico, può contribuire significativamente al benessere complessivo del paziente.

 

Terapia: come si interviene?

Sebbene non esista ancora una cura definitiva in grado di eliminare completamente la predisposizione alla vitiligine, oggi sono disponibili diverse opzioni terapeutiche che possono rallentare la progressione della malattia e favorire la ripigmentazione della pelle.

La scelta del trattamento dipende dall’età del paziente, dall’estensione delle lesioni, dalla loro localizzazione e dal grado di attività della malattia. Nelle forme localizzate vengono frequentemente utilizzati farmaci topici, come corticosteroidi e inibitori della calcineurina, che hanno l’obiettivo di modulare la risposta immunitaria e favorire il recupero dei melanociti residui.

Una delle strategie più efficaci è rappresentata dalla fototerapia con raggi ultravioletti a banda stretta UVB, considerata oggi uno dei trattamenti di riferimento per molte forme di vitiligine. Questo approccio può stimolare la ripigmentazione e rallentare la progressione della malattia, soprattutto quando viene iniziato nelle fasi precoci.

Negli ultimi anni la ricerca ha portato allo sviluppo di nuove terapie mirate. In particolare, alcuni farmaci appartenenti alla categoria degli inibitori delle Janus chinasi (JAK inhibitors) stanno mostrando risultati promettenti in specifici pazienti, offrendo nuove prospettive terapeutiche rispetto al passato. Accanto alle cure mediche, è fondamentale adottare adeguate misure di protezione solare. L’utilizzo quotidiano di filtri solari ad ampio spettro aiuta a prevenire le scottature e riduce il contrasto tra la pelle sana e quella depigmentata. Anche il camouflage cosmetico può rappresentare un valido supporto per migliorare il benessere psicologico e la qualità della vita.


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