La nuova escalation della crisi in Medio Oriente e nel Golfo sta facendo impennare i costi energetici in Lombardia. Secondo una ricerca del Centro Studi Sintesi per CNA Lombardia, la spesa complessiva per gas ed energia elettrica passerà da 23,6 miliardi di euro nel 2025 a oltre 28,8 miliardi nel 2026, segnando un aumento del 22%.
Gas: il rincaro più pesante
Il gas è il comparto più colpito, con un incremento del 28,4% (+2,3 miliardi di euro). I settori domestico e industriale incidono ciascuno per circa il 29% della spesa totale, mentre la generazione elettrica contribuisce per oltre il 15%, a causa della presenza di un rilevante parco termoelettrico regionale. Secondo CNA Lombardia, questo scenario rende la Lombardia particolarmente sensibile alla crisi di Hormuz, dato che il gas resta il combustibile primario e non ci sono alternative nel breve periodo.
Energia elettrica: manifatturiero in difficoltà
Per l’elettricità si prevede un aumento del 18,9% (+2,9 miliardi di euro), con il manifatturiero che assorbe quasi la metà della spesa totale regionale (47%). Anche i servizi (+830 milioni), il commercio (+190 milioni), le attività professionali (+100 milioni) e il settore domestico (+500 milioni) registreranno rincari significativi.
La distribuzione provinciale evidenzia come Milano sia la più colpita, con un incremento di oltre 735 milioni di euro, seguita da Brescia (+559 milioni), Bergamo (+368 milioni), Cremona (+213 milioni), Varese (+212 milioni) e Monza e Brianza (+194 milioni). Percentuali più contenute riguardano Pavia e Mantova (+160 milioni), Como (+119 milioni), Lecco (+95 milioni), Lodi (+53 milioni) e Sondrio (+46 milioni).
Allarme imprese e manifattura
Giovanni Bozzini, presidente di CNA Lombardia, avverte: «Se la situazione perdurerà, le imprese lombarde faranno molta fatica. Credito, gas, energia elettrica e filiere produttive rischiano di andare in crisi. Il manifatturiero va sostenuto, perché produce coesione sociale e ricchezza da distribuire».
Stefano Binda, segretario di CNA Lombardia, aggiunge: «L’Europa si trova a un bivio strategico tra autonomia o subalternità. La guerra colpisce duramente la manifattura, e le imprese lo percepiscono ogni giorno».
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