È stato presentato a Milano, nello showroom di Andrea Gabbianelli in via Lipari 4, il libro “Gabbianelli. Ceramica, arte, design”, pubblicato da Hoepli e dedicato alla storia di una delle realtà più significative del design ceramico italiano del Novecento.
Il volume, curato da Andrea Gabbianelli e Francesca Picchi, raccoglie un ampio patrimonio documentario e iconografico e propone una ricostruzione organica delle collaborazioni, dei processi produttivi e della ricerca estetica che hanno caratterizzato l’esperienza Gabbianelli nel corso del Novecento.
Le collaborazioni con i protagonisti del design italiano
Nel libro trovano spazio le collaborazioni con alcuni dei principali protagonisti dell’arte e del design italiano, tra cui Gio Ponti, Lucio Fontana, Enzo Mari, Bruno Munari, Giovanni Pintori e Sergio Asti. Figure che hanno contribuito a definire la Gabbianelli come un laboratorio di sperimentazione in cui la ceramica veniva interpretata come linguaggio progettuale e superficie artistica.
Il volume evidenzia come il rapporto tra arte e produzione industriale rappresentasse un elemento centrale dell’identità dell’azienda, capace di mettere in dialogo creatività, artigianalità e ricerca.
Una storia che stava per essere dimenticata
Durante la presentazione, Andrea Gabbianelli ha ricostruito le motivazioni alla base del progetto editoriale, sottolineando l’urgenza di preservare una memoria familiare e industriale che nel tempo rischiava di perdersi.
«Il libro nasce dall’esigenza di raccontare una storia che stava per essere dimenticata. L’azienda era stata fondata nel 1939 e, con il passare del tempo, mi rendevo conto – essendo rimasto nel settore – che molti clienti e architetti che venivano da me conoscevano il mio cognome, Gabbianelli, ma non sempre sapevano che proveniva da una famiglia che si occupava da sempre di ceramica e oggetti d’arte», ha spiegato.
Il progressivo indebolimento della memoria storica ha rappresentato uno dei motivi centrali del lavoro di ricostruzione. «All’inizio questa memoria era ancora viva, poi però si è progressivamente affievolita. Per questo, nelle mie esposizioni, mi piaceva raccontare ai committenti da dove arrivavo, per far capire che dietro c’era una storia e una sostanza», ha aggiunto.
Da questa esigenza è nato il lavoro sugli archivi e sulla documentazione storica. «Così è nato il desiderio di raccontare e di recuperare gli archivi, per ritrovare tutte le cose meravigliose che il nonno, poi mio padre e gli zii avevano portato avanti», ha ricordato Gabbianelli.
Dal laboratorio artigiano alla sperimentazione con artisti e architetti
Il racconto ricostruisce le origini della Gabbianelli come realtà inizialmente artigianale, aperta fin da subito al dialogo con artisti, pittori e giovani architetti provenienti dal Politecnico di Milano.
«L’idea originaria del nonno era lavorare con pittori, artisti e anche architetti, soprattutto giovani che arrivavano dal Politecnico e che avevano il desiderio di realizzare oggetti particolari», ha spiegato Andrea Gabbianelli.
Questa impostazione consentiva una notevole libertà progettuale. «La Gabbianelli era allora un’azienda ancora in parte artigianale, non completamente industrializzata. Questo permetteva ai designer e agli architetti di realizzare ciò che avevano in mente», ha sottolineato.
Nel tempo, questa apertura ha favorito la collaborazione con alcuni dei nomi più rilevanti del design italiano. «Questa apertura ha fatto sì che negli anni l’azienda crescesse, perché sempre più artisti e progettisti trovavano in Gabbianelli la possibilità di sviluppare progetti che altrove non avrebbero potuto realizzare. Tra questi, grandi nomi come Enzo Mari, Sergio Asti e altri», ha aggiunto.
Il decorato a mano e lo spazio espositivo come galleria
Un elemento distintivo della storia della Gabbianelli è il decorato a mano, presente fin dalle origini del 1939. «Un altro aspetto fondamentale è il decorato a mano, che caratterizza Gabbianelli fin dalle origini», ha spiegato Andrea Gabbianelli.
La componente artistica era parte integrante del processo produttivo, grazie alla collaborazione con pittori e scultori che intervenivano direttamente sulla ceramica, conferendo agli oggetti un valore estetico e culturale.
Anche il primo spazio espositivo in via San Pietro all’Orto svolgeva un ruolo particolare. «Il primo spazio espositivo funzionava quasi come una galleria d’arte: i pezzi venivano esposti e poi osservati dalla committenza milanese, contribuendo alla crescita dell’azienda da realtà artigiana a vera impresa strutturata», ha ricordato.
Una memoria industriale che diventa racconto culturale
Il volume si configura come un’operazione di ricostruzione storica e culturale che va oltre il catalogo aziendale. «La componente artistica è quindi centrale. Anche questo libro nasce da lì: dal tentativo di documentare un’esperienza unica, perché poche aziende in Italia hanno avuto un rapporto così diretto con artisti e progettisti», ha sottolineato Gabbianelli.
L’esperienza viene riletta come un modello in cui produzione e ricerca convivevano in modo integrato. «Non era un progetto solo commerciale, ma anche un modo per accettare sfide e sperimentare», ha affermato.
In questa prospettiva, la Gabbianelli viene descritta come una realtà capace di coniugare produzione e ricerca culturale. «Gabbianelli è sempre stata un’azienda che cercava di realizzare ciò che nessun altro era in grado di fare, portando avanti una ricerca sul bello e sulla qualità, con un approccio quasi culturale oltre che produttivo», ha concluso.
Il volume restituisce così la memoria di un’esperienza che ha segnato una stagione significativa del design italiano, preservata attraverso la ricostruzione storica e la testimonianza diretta.
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