Le indagini della Procura di Milano sul comparto moda hanno acceso l’attenzione sul tema della tracciabilità della filiera produttiva, evidenziando come diversi marchi non dispongano di informazioni complete sui soggetti coinvolti nella realizzazione dei capi oltre il primo livello di fornitura. Dal 2024 a oggi, oltre quindici brand del settore sarebbero stati coinvolti tra indagini, convocazioni e, in alcuni casi, provvedimenti di commissariamento.
Il tema centrale emerso riguarda la disponibilità e la qualità dei dati relativi alla catena di subfornitura, elemento che si è rivelato decisivo anche nei procedimenti giudiziari.
Filiera e indagini della Procura di Milano
Secondo quanto emerso nel corso delle inchieste, in diversi casi i marchi non avrebbero avuto accesso a informazioni strutturate sui livelli produttivi successivi al fornitore principale. In alcune situazioni documentate, la mancata tracciabilità ha avuto anche impatti economici rilevanti, mentre in altri casi la presenza di sistemi di controllo più avanzati ha consentito alle aziende di dimostrare la conformità delle proprie procedure.
Nel dibattito pubblico è stato evidenziato come la disponibilità di dati organizzati sulla filiera abbia rappresentato un elemento determinante nei rapporti tra imprese e autorità giudiziaria.
Catena di subappalto e mancanza di visibilità produttiva
Le indagini relative al settore tessile, in particolare in Toscana, hanno evidenziato la presenza di catene di produzione articolate, in alcuni casi fino a sette livelli di subappalto. In questi schemi, il brand affida la produzione a un fornitore principale che, a sua volta, può trasferire parte delle lavorazioni ad altri soggetti, fino ad arrivare a laboratori che non risultano formalmente tracciati nei sistemi aziendali dei committenti finali.
Uno studio citato nel dibattito accademico sul rischio delle supply chain indica che una quota molto elevata delle imprese europee avrebbe fornitori potenzialmente a rischio già a partire dal terzo livello della catena produttiva, spesso senza piena consapevolezza da parte delle aziende committenti.
Le richieste degli inquirenti e il quadro normativo
Le attività investigative si sono sviluppate anche nell’ambito del decreto legislativo 231 del 2001, che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. In questo contesto, agli operatori del settore sono stati richiesti documenti relativi alla struttura della filiera, ai contratti di subappalto, agli audit sui siti produttivi e alle certificazioni di conformità.
In diversi casi, secondo quanto emerso, le aziende avrebbero mostrato difficoltà nel fornire una ricostruzione completa dei livelli produttivi successivi al primo fornitore, soprattutto per la mancanza di sistemi informativi integrati in grado di tracciare i passaggi intermedi della produzione.
Il ruolo della documentazione nei procedimenti
Nel corso dei procedimenti, la disponibilità di un sistema strutturato di controllo della filiera è stata indicata come elemento rilevante nella valutazione delle posizioni aziendali. La presenza di procedure documentate, audit verificabili e registrazioni aggiornate ha inciso sulla capacità delle imprese di dimostrare l’adozione di misure preventive.
In assenza di tali strumenti, la ricostruzione della catena produttiva è risultata più complessa, incidendo sull’esito delle valutazioni da parte delle autorità.
Strumenti digitali e gestione della supply chain
La crescente complessità delle filiere produttive ha portato allo sviluppo di piattaforme digitali dedicate alla gestione della supply chain, con l’obiettivo di migliorare la tracciabilità dei fornitori e la raccolta delle informazioni lungo i diversi livelli produttivi.
In questo contesto opera REMIRA, gruppo internazionale di origine tedesca attivo nello sviluppo di soluzioni software per la gestione dei processi della catena di fornitura. In Italia, con sede a Scandicci, l’azienda lavora su sistemi che integrano pianificazione, controllo delle forniture, gestione delle scorte e tracciabilità dei processi produttivi.
Le soluzioni vengono utilizzate in diversi settori industriali, tra cui il fashion, e sono adottate anche da aziende come Guess, Antony Morato, Paul & Shark e Woolrich. L’obiettivo dichiarato è quello di supportare le imprese nella gestione dei dati relativi ai fornitori e nella standardizzazione dei processi di controllo, rendendo più accessibili le informazioni in caso di verifiche o audit.
Secondo quanto evidenziato da Matteo Sgatti, Chief Sales Marketing Officer di REMIRA Italia, una delle criticità principali riguarda la struttura stessa dei sistemi gestionali tradizionali, spesso progettati per gestire ordini e forniture dirette più che per garantire la piena visibilità della filiera produttiva.
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