L’economia lombarda si prepara ad affrontare il 2026 con una dinamica definita “a due velocità” da CNA Lombardia. Le nuove proiezioni elaborate dal Centro Studi Sintesi nel Secondo Focus 2026 descrivono infatti una regione ancora resiliente sul fronte produttivo e commerciale, ma frenata dalla difficoltà di accesso al credito e da una crescita economica più debole rispetto agli anni successivi alla pandemia.
Le stime indicano per il 2026 una crescita del PIL lombardo pari allo 0,4%, accompagnata da un incremento contenuto dei consumi, previsti al +0,6%. Gli investimenti mostrano invece un andamento più favorevole, con una crescita stimata dell’1,9%, pur restando lontani dai livelli registrati nel 2025.
A sostenere l’economia regionale resta soprattutto l’export, che nel 2025 ha raggiunto quota 167 miliardi di euro, con un incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente, nonostante le tensioni geopolitiche e commerciali internazionali.
Il nodo del credito alle piccole imprese
Il dato che desta maggiore preoccupazione riguarda però il credito alle PMI lombarde. Tra il 2021 e il 2025 i finanziamenti alle imprese si sono ridotti del 4,6%, con una diminuzione netta di 9,4 miliardi di euro. La situazione appare particolarmente critica per le piccole imprese, che hanno registrato un calo del credito del 24,3% in cinque anni e oggi rappresentano soltanto il 9% dei prestiti complessivi erogati.
Secondo CNA Lombardia, questo scenario rischia di compromettere la capacità competitiva del tessuto produttivo regionale, soprattutto in una fase in cui le imprese sono chiamate a investire in innovazione tecnologica e sostenibilità.
Il presidente di CNA Lombardia, Giovanni Bozzini, sottolinea come il sistema economico regionale stia vivendo una contraddizione evidente: «Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile che frena lo sviluppo reale dei nostri territori. Da un lato celebriamo l’incredibile vitalità del nostro sistema manifatturiero, capace di esportare per 167 miliardi di euro in un contesto internazionale tesissimo. Dall’altro stiamo silenziosamente strozzando chi produce e crea lavoro ogni giorno nei nostri comuni».
Bozzini evidenzia inoltre il rischio di una progressiva “desertificazione finanziaria” per il comparto artigiano lombardo, che rappresenta ancora il 27,8% delle imprese attive della regione.
PIL e consumi rallentano dopo la ripresa post-pandemia
Dopo il forte recupero registrato nel 2022, quando il PIL lombardo era cresciuto del 4,3%, la crescita economica ha progressivamente rallentato: +0,4% nel 2023, +1,2% nel 2024 e +0,7% nel 2025. Per il 2026 è previsto un ulteriore rallentamento al +0,4%, in linea con il dato nazionale.
Anche i consumi delle famiglie mostrano una dinamica moderata. Nel 2025 l’incremento è stato dell’1,1%, mentre per il 2026 la crescita prevista si attesta allo 0,6%. Nel complesso, nel periodo 2021-2026 i consumi lombardi sono stimati in aumento del 10%.
Più positiva la dinamica degli investimenti, sostenuti negli ultimi anni dagli incentivi edilizi e dagli interventi legati al PNRR. Dopo la flessione del 2024 (-4,4%), il 2025 ha segnato una ripresa del 3,6%, mentre per il 2026 è attesa una crescita più contenuta.
Export trainante, ma differenze tra territori lombardi
L’export continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia regionale. Dopo il forte recupero post-Covid del 2022 (+18,9%), le esportazioni lombarde hanno mantenuto una crescita costante, arrivando nel 2025 a 167 miliardi di euro.
Tra i comparti più dinamici spicca l’agroalimentare, cresciuto dell’8%, mentre risultano in calo il sistema casa (-2,6%) e il comparto metallurgico (-0,6%).
L’analisi territoriale evidenzia però differenze significative all’interno della Lombardia. Nel 2025 le esportazioni sono cresciute soprattutto a Varese (+21,7%), Lecco (+7,1%), Monza e Brianza (+7%) e Mantova (+6,4%). In flessione invece Milano (-2,8%), Como (-4,5%) e Lodi (-4,4%).
Occupazione in crescita, ma rallenta l’artigianato
Sul fronte occupazionale, tra il 2024 e il 2025 gli occupati in Lombardia sono aumentati di circa 29 mila unità, con una crescita dello 0,6%. I settori più dinamici risultano le costruzioni e il comparto commercio-servizi legato a ristorazione e turismo.
La crescita occupazionale interessa soprattutto Milano (+2,2%), Pavia (+2,1%) e Varese (+1,7%), mentre si registrano cali a Monza e Brianza (-3,8%) e Lecco (-3,5%).
Più complessa invece la situazione del tessuto imprenditoriale. Tra marzo 2021 e marzo 2026 il numero complessivo delle imprese attive lombarde è diminuito dello 0,4%, mentre le imprese artigiane sono scese a 225.614 unità.
Le difficoltà colpiscono in particolare alcuni territori come Como, Lodi e Lecco, dove il numero delle imprese artigiane registra le contrazioni più marcate.
Inflazione ancora pesante sui bilanci familiari
Nonostante il rallentamento dell’inflazione rispetto ai picchi del 2022 e del 2023, il peso sui bilanci delle famiglie lombarde resta significativo. Nel quadriennio 2021-2025 l’aumento cumulato dei prezzi in Lombardia è stato del 16,2%.
A incidere maggiormente sono soprattutto le spese per abitazione, energia e acqua (+36%), oltre ai costi legati a ristorazione, servizi ricettivi e alimentari.
Il segretario di CNA Lombardia, Stefano Binda, sottolinea come la competitività delle imprese lombarde dipenderà sempre più dalla capacità di investire: «La tenuta del Pil lombardo dipenderà quasi interamente dalla capacità delle imprese di restare competitive sui mercati esteri. Ma per farlo servono investimenti tecnologici continui, e senza credito bancario accessibile le nostre PMI rimarranno tagliate fuori dalle transizioni ecologica e digitale».
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