Nei primi sei mesi del 2026 sono state registrate 482 vittime sul lavoro in Italia, con una diminuzione del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che fotografa un lieve miglioramento del fenomeno ma evidenzia come l’emergenza resti ancora lontana dall’essere superata.
Dei 482 decessi complessivi, 350 sono avvenuti in occasione di lavoro e 132 durante il tragitto casa-lavoro. La Lombardia è la regione che registra il maggior numero di vittime in occasione di lavoro, con 53 decessi, seguita da Veneto (39), Campania (33), Sicilia (29), Emilia-Romagna e Piemonte (27).
Lombardia prima per numero di vittime, ma in zona gialla per incidenza
Nonostante il primato negativo nel numero assoluto di morti sul lavoro, la Lombardia rientra nella zona gialla della mappa del rischio elaborata dall’Osservatorio, che classifica le regioni in base all’incidenza dei decessi rispetto al numero degli occupati.
L’indice medio nazionale è pari a 14,5 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori. In zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, si trovano Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. La Lombardia è invece inserita in zona gialla insieme a Piemonte, Marche, Sardegna ed Emilia-Romagna.
Rossato: «L’emergenza è tutt’altro che superata»
«Il calo delle morti sul lavoro rispetto allo scorso anno prosegue, ma il miglioramento osservato nei primi mesi del 2026 sta progressivamente perdendo intensità. Le 482 vittime accertate da inizio anno, la presenza di sei regioni in zona rossa e l’aumento delle denunce di infortunio confermano che l’emergenza è tutt’altro che superata», afferma Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.
«Particolarmente grave è la situazione dei lavoratori ultrasessantacinquenni, per i quali l’incidenza raggiunge i 45 decessi per milione di occupati, e dei lavoratori stranieri, per i quali si attesta a 37,1. Questi dati impongono di rafforzare le attività di prevenzione, controllo e formazione, con particolare attenzione alle categorie maggiormente esposte e alle cause che continuano ad alimentare un divario di rischio così marcato», aggiunge.
Over 65 e lavoratori stranieri tra le categorie più esposte
L’analisi evidenzia come gli ultrasessantacinquenni siano la categoria con il più alto indice di mortalità, pari a 45 decessi ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 22,8, e quelli tra i 15 e i 24 anni, con 14,3.
In termini assoluti, la fascia d’età più colpita è quella compresa tra i 55 e i 64 anni, che registra 128 vittime in occasione di lavoro su un totale di 350.
Anche i lavoratori stranieri continuano a presentare un rischio particolarmente elevato. Nei primi sei mesi del 2026 le vittime straniere sono state 133, di cui 96 decedute in occasione di lavoro e 37 in itinere. L’incidenza è pari a 37,1 morti ogni milione di occupati, oltre tre volte superiore rispetto a quella registrata tra i lavoratori italiani, che si attesta a 11,8.
Costruzioni e trasporti i settori con più vittime
Il settore delle costruzioni continua a essere quello maggiormente colpito, con 59 decessi in occasione di lavoro. Seguono il comparto del trasporto e magazzinaggio, con 47 vittime, e le attività manifatturiere, con 41.
Tra gli altri dati emerge che il giovedì si conferma il giorno della settimana con il maggior numero di incidenti mortali, concentrando il 22,6% dei decessi, seguito dal lunedì (20,3%) e dal venerdì (17,4%).
Aumentano le denunce di infortunio
Accanto alla diminuzione delle vittime, cresce però il numero complessivo delle denunce di infortunio. A fine giugno 2026 sono state presentate 315.452 denunce, con un incremento del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il maggior numero di denunce riguarda le attività manifatturiere (33.980), seguite dalla sanità (18.451), dalle costruzioni (18.210), dal commercio (16.216) e dal settore del trasporto e magazzinaggio (16.199).
Le denunce presentate dalle lavoratrici sono state 116.462, mentre quelle degli uomini hanno raggiunto quota 198.990. I lavoratori stranieri hanno presentato complessivamente 65.954 denunce di infortunio, pari a circa un quinto del totale nazionale.
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