Le province di Lecco e Como arrivano al termine del primo quadrimestre del 2026 in una situazione economica complessivamente positiva, ma molto diversa rispetto all’euforia che aveva caratterizzato parte del biennio precedente. I territori mantengono infatti una buona capacità di tenuta, soprattutto grazie alla forte vocazione industriale, all’export e alla crescita del turismo internazionale, ma iniziano a emergere con maggiore chiarezza segnali di rallentamento, prudenza e selettività negli investimenti.
La sensazione diffusa tra imprenditori e operatori economici è che il 2026 non sia un anno di espansione aggressiva, bensì una fase di consolidamento. Le aziende continuano a lavorare, i livelli occupazionali restano generalmente stabili e il sistema produttivo mostra ancora competitività, ma cresce l’attenzione verso costi, marginalità e gestione del rischio. Le tensioni geopolitiche internazionali, l’andamento ancora incerto dell’economia europea e il permanere di tassi di interesse relativamente elevati stanno infatti cambiando l’approccio delle imprese, soprattutto quelle più esposte ai mercati esteri.
Nel Lecchese il cuore dell’economia continua a essere rappresentato dal manifatturiero metalmeccanico. Il territorio mantiene una forte identità industriale costruita nel tempo su meccanica, siderurgia, automazione, componentistica e lavorazioni ad alta specializzazione. Molte aziende della provincia operano su nicchie produttive difficilmente replicabili e continuano a distinguersi per competenze tecniche, qualità e flessibilità produttiva. Tuttavia proprio la forte esposizione internazionale rende il sistema lecchese particolarmente sensibile alle oscillazioni dell’economia globale.
Dopo un 2025 caratterizzato da una discreta vivacità produttiva, nei primi mesi del 2026 si nota una maggiore cautela. Alcune imprese segnalano un rallentamento degli ordini provenienti dall’estero, soprattutto da Germania e Nord Europa, mercati storicamente fondamentali per molte realtà della provincia. Non si tratta di un blocco produttivo, ma di una riduzione della velocità di crescita. Le aziende continuano a lavorare, ma con orizzonti più corti e con una pianificazione meno aggressiva rispetto al recente passato.
Questo porta molte imprese a concentrarsi maggiormente sull’efficienza interna. Gli investimenti non si fermano, ma vengono selezionati con più attenzione. Si investe soprattutto in automazione, digitalizzazione, software industriali, intelligenza artificiale applicata alla produzione e contenimento dei consumi energetici. L’obiettivo non è soltanto crescere, ma produrre meglio, ridurre sprechi e aumentare la produttività.
Nel Lecchese continua inoltre a emergere il tema del ricambio generazionale. Molte aziende familiari si trovano oggi in una fase delicata di transizione tra fondatori e nuove generazioni. Questo fenomeno rappresenta contemporaneamente un rischio e un’opportunità. Dove il passaggio viene gestito bene, si assiste spesso a un’accelerazione verso innovazione, internazionalizzazione e nuovi modelli manageriali. Dove invece manca programmazione, aumenta il rischio di rallentamento o perdita di competitività.
Anche il mercato del lavoro continua a rappresentare un tema centrale. Le imprese del territorio faticano ancora a reperire figure tecniche specializzate, soprattutto nei comparti meccanici e industriali avanzati. La difficoltà non riguarda tanto la domanda di lavoro, quanto la disponibilità di competenze adeguate. Questo fenomeno spinge molte aziende a investire maggiormente nella formazione interna e nella collaborazione con scuole tecniche e istituti professionali.
Accanto all’industria, nel Lecchese continua a crescere il peso del turismo. Il ramo orientale del Lago di Como sta vivendo una trasformazione sempre più evidente. Negli ultimi anni il territorio è diventato attrattivo non soltanto per il turismo italiano, ma soprattutto per quello internazionale. I visitatori cercano esperienze legate a natura, sport, montagna, percorsi panoramici, enogastronomia e qualità della vita.
A differenza di altre aree del lago maggiormente orientate al lusso esclusivo, il Lecchese sembra sviluppare un modello più diffuso e trasversale. Questo consente ricadute economiche più distribuite tra alberghi, ristoranti, attività commerciali, servizi e piccole imprese locali. Il turismo contribuisce quindi a creare una maggiore diversificazione economica, elemento molto importante in una fase globale caratterizzata da volatilità e incertezza.
A differenza di altre aree del lago maggiormente orientate al lusso esclusivo, il Lecchese sembra sviluppare un modello più diffuso e trasversale. Questo consente ricadute economiche più distribuite tra alberghi, ristoranti, attività commerciali, servizi e piccole imprese locali. Il turismo contribuisce quindi a creare una maggiore diversificazione economica, elemento molto importante in una fase globale caratterizzata da volatilità e incertezza.
Per quanto riguarda Como, il quadro economico appare in parte diverso. La provincia continua infatti a beneficiare enormemente della forza internazionale del marchio Lago di Como. Il turismo rimane il grande motore economico del territorio e i primi mesi del 2026 confermano una domanda ancora molto sostenuta, soprattutto da parte della clientela straniera ad alta capacità di spesa.
Hotel di fascia alta, ristorazione premium, immobili di pregio e servizi collegati all’accoglienza continuano a mostrare dinamiche positive. Como beneficia inoltre di un forte effetto reputazionale internazionale che negli ultimi anni ha rafforzato il territorio non soltanto come destinazione turistica, ma anche come simbolo di lifestyle, qualità e lusso discreto.
Questa crescita produce effetti significativi sull’economia locale. Da un lato aumenta il giro d’affari di molte attività legate al turismo e ai servizi; dall’altro però emergono anche alcune criticità. Crescono infatti i costi immobiliari, aumenta la pressione sugli affitti e molte attività tradizionali faticano a sostenere l’aumento generale dei prezzi. Il rischio, per alcune aree, è quello di un progressivo squilibrio tra economia turistica e vita quotidiana dei residenti.
Anche Como mantiene comunque una forte componente manifatturiera. Il tessile, il design, l’arredamento e le produzioni legate alla filiera del lusso continuano a rappresentare settori importanti. Tuttavia proprio questi comparti stanno affrontando un 2026 più complesso rispetto al recente passato. La domanda internazionale appare meno lineare e il settore moda mostra maggiore volatilità.
Le aziende che stanno reagendo meglio sono quelle capaci di presidiare fasce premium di mercato, investire sulla sostenibilità, innovare prodotto e rafforzare i canali commerciali internazionali. In molti casi si osserva inoltre una crescente attenzione verso digitalizzazione, marketing internazionale e personalizzazione dell’offerta.
Le aziende che stanno reagendo meglio sono quelle capaci di presidiare fasce premium di mercato, investire sulla sostenibilità, innovare prodotto e rafforzare i canali commerciali internazionali. In molti casi si osserva inoltre una crescente attenzione verso digitalizzazione, marketing internazionale e personalizzazione dell’offerta.
Un altro elemento interessante riguarda il rapporto sempre più stretto tra turismo ed economia immobiliare. Sia a Como sia in parte del Lecchese continua a crescere l’interesse di investitori stranieri verso immobili residenziali e strutture ricettive. Questo fenomeno sostiene il mercato ma contribuisce anche ad aumentare i prezzi, modificando progressivamente l’equilibrio di alcune aree urbane e lacustri.
Sul fronte del credito, le imprese mostrano un atteggiamento più prudente rispetto agli anni precedenti. Molte aziende preferiscono mantenere maggiore liquidità e ridurre l’esposizione finanziaria. I tassi ancora relativamente elevati spingono infatti a valutare con attenzione nuovi investimenti e nuove operazioni straordinarie. Non si assiste però a una vera chiusura del credito: le realtà solide continuano generalmente ad avere accesso alla finanza bancaria, soprattutto quando presentano progetti chiari legati a innovazione ed efficientamento.
Dal punto di vista occupazionale il quadro resta nel complesso positivo. Nonostante il rallentamento della crescita, sia Lecco sia Como continuano a mostrare un mercato del lavoro relativamente dinamico rispetto alla media nazionale. Le difficoltà maggiori riguardano soprattutto la ricerca di personale qualificato, tema che ormai coinvolge industria, turismo, ristorazione e servizi.
Guardando ai prossimi mesi, molto dipenderà dall’evoluzione del quadro internazionale. Le province di Lecco e Como sono fortemente collegate all’economia globale e quindi particolarmente sensibili a export, energia, mercati finanziari e fiducia internazionale. Un eventuale miglioramento del contesto europeo potrebbe rilanciare gli investimenti industriali e sostenere ulteriormente il turismo. Al contrario, nuove tensioni geopolitiche o un rallentamento più marcato della domanda internazionale potrebbero aumentare la prudenza delle imprese.
In ogni caso, i primi quattro mesi del 2026 confermano che Lecco e Como restano due territori economicamente solidi, dinamici e competitivi. La differenza rispetto al passato è che oggi la crescita non si gioca più soltanto sull’espansione produttiva, ma sulla capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Innovazione, efficienza, qualità, formazione e diversificazione sembrano infatti essere le vere parole chiave del nuovo scenario economico lariano.
a cura di Francesco Megna
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