Il mercato dei mutui si prepara a registrare gli effetti della decisione della BCE di aumentare di 25 punti base i tassi di riferimento, deliberata nella riunione dell’11 giugno ed entrata in vigore dal 17 giugno. Il provvedimento avrà un impatto diretto soprattutto sui finanziamenti a tasso variabile, il cui costo è legato all’andamento dell’Euribor, indice che segue da vicino le variazioni dei tassi fissati dall’istituto di Francoforte.
Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio di MutuiOnline.it, nel mese di giugno il TAN medio dei mutui a tasso fisso con durata di 20 e 30 anni è sceso dal 3,38% di maggio al 3,26%. Anche il tasso variabile ha registrato un lieve calo nelle prime settimane del mese, passando dal 2,58% al 2,53%.
L’incremento dei tassi deciso dalla BCE porterà tuttavia il TAN medio dei mutui variabili fino al 2,78%, riducendo la differenza rispetto al tasso fisso. La forbice tra le due tipologie di finanziamento passerà infatti dagli attuali 73 punti base a 48 punti base, rendendo meno marcato il vantaggio economico del variabile.
Rate più alte e risparmio ridotto per chi sceglie il variabile
Le conseguenze saranno evidenti anche per le famiglie che intendono sottoscrivere un finanziamento. Considerando un mutuo ventennale da 150 mila euro, il vantaggio della rata mensile del tasso variabile rispetto al fisso si ridurrà dagli attuali 54 euro a circa 36 euro.
Attualmente la rata media di un mutuo a tasso fisso è pari a 851 euro al mese, mentre quella del variabile si attesta a 797 euro. Dopo l’adeguamento ai nuovi tassi, la rata del mutuo variabile salirà a circa 815 euro mensili, con un incremento di 18 euro rispetto ai livelli attuali.
Anche il costo complessivo del finanziamento subirà un aumento. Il risparmio garantito dal variabile sugli interessi complessivi passerà da circa 13 mila euro a poco più di 8.500 euro nell’arco dei vent’anni, mentre gli interessi totali cresceranno di oltre 4.400 euro.
Le prospettive per i prossimi mesi
Secondo Matteo Favaro, COO & Managing Director Financial Product di MutuiOnline.it, il rialzo dei tassi rappresenta una conseguenza dell’aumento dell’inflazione nell’Eurozona e determina un progressivo riavvicinamento tra tasso fisso e variabile.
«Spinta dall’aumento dell’inflazione nell’eurozona, l’11 giugno la Banca Centrale Europea ha ritoccato al rialzo i tassi di riferimento, con un aumento pari allo 0,25%. Per il mercato dei mutui, la diretta conseguenza è il riavvicinamento tra tasso variabile, che resta comunque più conveniente, e il fisso, che si attesta in calo su livelli storicamente più che accettabili. Guardando ai prossimi mesi, gli analisti prevedono un possibile ulteriore rialzo dei tassi BCE di 25 punti base entro fine anno. In questo scenario, il TAN medio dei mutui variabili salirebbe al 3,03%, riducendo il divario con il fisso a soli 23 punti base. La differenza sulla rata di un mutuo ventennale da 150 mila euro sarebbe di 17 euro, rendendo il variabile meno vantaggioso rispetto al passato. Il tasso fisso, invece, resta stabile e competitivo, anche nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea, con offerte che raggiungono il 3,04%. Inoltre, la possibilità di ricorrere alla surroga consente di trasferire gratuitamente il mutuo presso un altro istituto qualora in futuro si presentino condizioni più favorevoli.»
In Lombardia mutui più elevati rispetto alla media nazionale
L’Osservatorio di MutuiOnline.it fotografa anche l’andamento del mercato in Lombardia nel secondo trimestre del 2026. L’importo medio richiesto per un mutuo raggiunge i 162.442 euro, un valore nettamente superiore alla media italiana, pari a 145.181 euro.
Anche il valore medio degli immobili acquistati nella regione risulta più elevato rispetto al dato nazionale, attestandosi a 256.746 euro contro una media italiana di 226.028 euro. La durata media dei finanziamenti richiesti in Lombardia è di 25 anni, mentre l’età media dei richiedenti è pari a 38 anni e 9 mesi, inferiore rispetto ai 39 anni e 7 mesi rilevati sull’intero territorio nazionale.
Milano guida la Lombardia per importi e durata dei mutui
L’analisi provinciale evidenzia differenze significative all’interno della regione. Milano è la provincia dove vengono richiesti gli importi medi più elevati, pari a 181.914 euro, e dove i mutui hanno la durata più lunga, con una media di 25 anni e 8 mesi. Sempre nel capoluogo lombardo si registra anche il valore medio più alto degli immobili, pari a 297.627 euro.
All’estremo opposto si colloca Cremona, dove l’importo medio richiesto per un mutuo si ferma a 121.305 euro e il valore medio degli immobili raggiunge i 170.732 euro, il più basso della Lombardia.
Per quanto riguarda l’età dei richiedenti, la provincia di Lodi registra la media più giovane, pari a 37 anni e 8 mesi, mentre quella di Lecco presenta l’età media più elevata, con 40 anni e 5 mesi. Sondrio, infine, è la provincia nella quale vengono richiesti i mutui con la durata media più breve, pari a 21 anni e 10 mesi.
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