martedì, Aprile 21, 2026
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Palazzo Lombardia – Voci dal Consiglio: Paola Pizzighini

Uno spazio dedicato ai consiglieri regionali lombardi per raccontare idee, progetti e visioni per il territorio

Per la nostra rubrica “Palazzo Lombardia – Voci dal Consiglio” abbiamo intervistato Paola Pizzighini, consigliera regionale della Regione Lombardia eletta nel 2023 nella circoscrizione di Milano con il Movimento 5 Stelle.

Un dialogo sui temi del lavoro e della sicurezza, della cultura e dello sport, della tutela delle fasce più fragili e del contrasto alle disuguaglianze sociali, con uno sguardo alle sfide che attendono la Lombardia tra diritti, servizi pubblici e coesione sociale.

Consigliera Pizzighini, quali sono le maggiori criticità che riscontra oggi nel mondo del lavoro e della sicurezza nella nostra Regione?

«Le criticità che riscontriamo oggi nel mondo del lavoro lombardo sono profonde e sistemiche. La Lombardia, pur confermandosi il motore economico del Paese, presenta criticità legate alla precarietà e a una sicurezza troppo spesso trascurata.

In IV commissione di cui faccio parte vediamo ogni settimana sfilare aziende in crisi in tutti i settori da Iveco, a Freudenberg, da MT Microelectronics ad aziende del terziario come DSquared e Yoox. E sempre più spesso queste crisi non sono dettate da bilanci in rosso ma dalla pretesa di multinazionali e fondi di investimento di tenere alti i profitti anche attraverso procedure di licenziamento collettivo, delocalizzazioni, ristrutturazioni con poca responsabilità sociale per chi soprattutto ha ricevuto contributi dallo stato italiano per investire e da chi ha sfruttato le competenze e il know how delle nostre risorse.
A questo scenario si aggiunge l’emergenza inaccettabile delle morti sul lavoro e degli infortuni gravi, che restano una piaga aperta nel nostro territorio.

I numeri descrivono una situazione drammatica, solo nel 2025 i morti sul lavoro in Lombardia sono stati 164. Questi dati appaiono ancora più drammatici se consideriamo anche le morti e gli infortuni in itinere, ovvero quelli che avvengono lungo il tragitto casa-lavoro, una componente che incide pesantemente sul totale delle denunce all’Inail.
Proprio per ridurre questi rischi e migliorare la qualità della vita dei lombardi, abbiamo più volte proposto di implementare e incentivare lo Smart Working. Si tratta di una misura fondamentale non solo per garantire una migliore conciliazione tra vita privata e professionale, ma anche per ridurre drasticamente l’inquinamento atmosferico e il traffico, abbassando di conseguenza la probabilità di incidenti stradali durante gli spostamenti quotidiani. Abbiamo proposto di potenziare i controlli attraverso le ATS e introdurre meccanismi che escludano dagli appalti pubblici le aziende che non rispettano le norme di prevenzione, superando la logica del massimo ribasso che spesso sacrifica la vita dei lavoratori.

Dopo un anno e mezzo di lavoro intenso e decine di audizioni con le parti sociali, i sindacati e le associazioni di categoria, la Commissione d’Inchiesta Salute e Sicurezza sul Lavoro di regione Lombardia, di cui ho fatto parte, ha presentato un documento specifico con tutti gli aspetti da migliorare. Un atto concreto volto a definire strategie mirate per limitare i morti sul lavoro e rafforzare la cultura della prevenzione. Il nostro obiettivo è trasformare queste analisi in azioni regionali efficaci, garantendo che ogni lavoratore lombardo possa tornare a casa sano e salvo e che la dignità del lavoro torni a essere il vero indicatore di crescita e civiltà della nostra regione».

Quale ruolo dovrebbe avere la Regione nel sostenere il sistema culturale e sportivo lombardo?

«La Regione deve smettere di essere un semplice erogatore di contributi a pioggia e diventare un motore di inclusione. La cultura non deve restare chiusa nei grandi teatri del centro di Milano, ma deve arrivare nelle periferie e nei piccoli comuni come strumento di riscatto sociale.

Allo stesso modo, lo sport deve essere garantito come un diritto fondamentale e un pilastro della prevenzione sanitaria. Il ruolo delle istituzioni è quello di abbattere le barriere economiche che impediscono ai ragazzi delle famiglie meno abbienti di praticare attività sportiva, investendo nelle strutture pubbliche e semplificando l’accesso ai voucher per le fasce più fragili.

In commissione Cultura di cui faccio parte abbiamo chiesto con forza che tutti gli aventi diritto si vedano riconosciuto l’assegno per far praticare sport ai loro figli».

Quali sono le iniziative che state portando avanti per proteggere le fasce di lavoratori più fragili?

«Le nostre iniziative si concentrano innanzitutto sulla proposta di un Salario Minimo Regionale. Chiediamo che in ogni bando o concessione della Regione Lombardia venga garantita una paga minima dignitosa, mai inferiore ai 9 euro l’ora, per contrastare lo sfruttamento e i “contratti pirata”. È una direzione tracciata dall’Unione Europea con la direttiva del 2022 che non possiamo più ignorare. Questa regola deve valere anche per le aziende in subappalto: il Consiglio Regionale ha infatti approvato la nostra proposta per evitare zone d’ombra e sfruttamenti nella catena degli appalti. Queste misure sono già una realtà in alcune regioni a guida M5S.

Parallelamente, sto portando avanti una visione moderna del lavoro basata sul confronto diretto con il tessuto produttivo. Lo scorso anno ho organizzato a Palazzo Pirelli il ciclo di tre eventi intitolato “Fare Impresa in Lombardia”, focalizzato su smart working, sostenibilità, digitalizzazione e formazione. Da questi incontri è emersa con forza la necessità di plasmare nuove competenze e sostenere le imprese nella delicata transizione informatica e tecnologica che stiamo vivendo, assicurandoci però che l’innovazione sia compatibile con la salvaguardia dei posti di lavoro e con l’adeguamento dei salari al costo della vita. La formazione non deve essere assistenzialismo per gli enti, ma un reale percorso di riqualificazione verso una nuova fase all’insegna della sostenibilità e della tecnologica.

In quest’ ottica, il Movimento 5 Stelle riserva un’attenzione particolare alle nuove generazioni, spesso abbandonate a sé stesse e intrappolate nelle dinamiche distorte della rete. Grazie al ciclo di convegni itinerante “Giovani Europei senza filtri nei social e nella vita”, abbiamo intercettato i bisogni profondi di una fascia di popolazione fragile e spesso vittima dei social. Da questo ascolto sono nate iniziative concrete per potenziare l’educativa di strada: abbiamo stretto rapporti con le realtà del territorio per valorizzare i preziosi volontari e operatori che operano nei contesti più difficili. Tuttavia, è fondamentale che questi professionisti abbiano stipendi all’altezza del delicato ruolo che svolgono quotidianamente; non possiamo chiedere qualità e impegno senza garantire dignità economica.

Le notizie di cronaca ci raccontano sempre più spesso di disagio giovanile, violenza, difficoltà nelle relazioni. Per questo ho i presentato una proposta di legge molto concreta: portare in modo stabile nelle scuole l’educazione alla parità di genere, all’affettività e alla sessualità consapevole».

In che modo la Regione può intervenire meglio per contrastare le disuguaglianze sociali ed economiche?

«La Regione ha il dovere di intervenire con urgenza su tre pilastri fondamentali: sanità, casa e inclusione. La vera disuguaglianza oggi si manifesta drammaticamente nelle liste d’attesa: chi è ricco si affida alle strutture sanitarie private, chi è povero è spesso costretto a rinunciare alle cure. Proprio per denunciare questa deriva, sabato 11 aprile, insieme alle altre forze di minoranza del centrosinistra e a numerose associazioni, abbiamo organizzato la manifestazione “Scendiamo in piazza perché la salute è un diritto”. È stata una mobilitazione necessaria per dare voce a medici, infermieri e lavoratori, ma soprattutto ai cittadini che subiscono le storture di un sistema che sbilancia le risorse verso il privato. Ed è stata un grande successo con più di 10.000 persone. Non è la prima mobilitazione che organizziamo: in questi anni il potenziamento della sanità pubblica è sempre stato il faro della nostra azione politica. Dobbiamo invertire la rotta, far funzionare il Centro unico di prenotazione con le agende di tutte le strutture anche quelle private accreditate, riportare gli investimenti sul settore pubblico e sulla medicina territoriale per garantire il diritto alla cura a tutti, indipendentemente dal reddito. Le strutture esistono, bisogna farle funzionare nel migliore dei modi.

Parallelamente, sul fronte abitativo, è necessario un piano straordinario di recupero delle migliaia di case popolari Aler che oggi restano sfitte e degradate. Offrire una casa dignitosa a canone sociale significa dare una base solida su cui ricostruire un’esistenza, riducendo quel divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla che in Lombardia è diventato ormai insopportabile.

Infine, il mio impegno per contrastare le disuguaglianze passa anche attraverso battaglie concrete in Consiglio Regionale per la disabilità e i più fragili. Ho presentato atti mirati al potenziamento delle misure B1 e B2, al sostegno dei caregiver e al miglioramento dei percorsi di vita indipendente. Da un anno, insieme ad altri consiglieri della Lombardia, faccio parte con orgoglio dell’Intergruppo Disabilità, dove lavoriamo insieme per abbattere le barriere architettoniche e culturali, garantendo un’esistenza dignitosa e piena partecipazione sociale alle persone meno fortunate».

di Giacomo Del Borrello


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