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Pandoro-gate: la Procura di Milano chiede 1 anno e 8 mesi per Chiara Ferragni

L’accusa: truffa aggravata per la vendita del Pandoro “Pink Christmas” e delle uova di Pasqua, venduti con promesse di beneficenza non rispettate

La Procura di Milano ha avanzato oggi una richiesta di condanna a 1 anno e 8 mesi di reclusione per Chiara Ferragni, nell’ambito del processo con rito abbreviato che la vede imputata per truffa aggravata per il caso Pandoro-gate.

Con lei sono coinvolti anche due ex soci/manager collegati alle campagne commerciali contestate.

Le accuse e l’oggetto del procedimento

L’indagine ruota attorno alle vendite del pandoro “Pink Christmas” per Natale 2022 e delle uova di Pasqua commercializzate nel 2021-2022.

Secondo l’accusa, la promozione di quei prodotti conteneva elementi di pubblicità ingannevole: pubblicizzati come legati a iniziative benefiche, avrebbero indotto consumatori e follower a credere che una quota del prezzo d’acquisto sarebbe stata devoluta in favore di associazioni di beneficenza.

Ma – sostengono i pm – le somme raccolte non riflettevano questo impegno. L’illecito economico contestato sarebbe pari a circa 2,2 milioni di euro.

Secondo la ricostruzione della pubblica accusa, la società riconducibile a Ferragni avrebbe avuto il controllo decisionale sulle campagne promozionali e sulle comunicazioni verso i consumatori, sfruttando la sua immagine e l’ampia platea di follower per dare ampia visibilità all’offerta.

La difesa: «Tutto in buona fede»

Davanti al giudice, l’imprenditrice ha sostenuto che le operazioni sono state realizzate in buona fede, senza intenzione di lucro illecito.

Afferma che ogni scelta comunicativa è stata fatta con trasparenza, e che eventuali omissioni siano da considerarsi come errori di comunicazione, non tentativi di frode.

I suoi legali hanno annunciato che interverranno all’udienza del 19 dicembre per spiegare nel dettaglio le ragioni della scelta promozionale e difendere la correttezza del loro operato.

Prossimi passi processuali

Nelle prossime settimane la difesa avanzerà le sue argomentazioni, puntando a dimostrare l’assenza di dolo e la buona fede nell’operato di Ferragni.

Saranno probabilmente fondamentali gli elementi documentali e le modalità con cui sono stati comunicati i progetti di beneficenza ai consumatori.

La sentenza, prevista per gennaio 2026, farà chiarezza sull’eventualità di una condanna definitiva e sull’applicazione delle pene richieste.


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