La Medicina Interna come punto di riferimento per affrontare l’aumento della cronicità e della complessità clinica in Lombardia. È questo il messaggio emerso dal Congresso della SIMI Lombardia, la Società Italiana di Medicina Interna, che si è svolto il 19 maggio a Palazzo Lombardia a Milano, riunendo specialisti e professionisti sanitari impegnati nella gestione dei pazienti cronici e polipatologici.
Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come la Lombardia, con oltre 2,3 milioni di cittadini over 65 e circa 4mila centenari, rappresenti uno dei territori italiani maggiormente esposti alle sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle patologie croniche.
Secondo gli internisti, la risposta a questo scenario passa attraverso una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, riducendo la frammentazione delle cure e rafforzando la continuità assistenziale.
Il ruolo strategico della Medicina Interna nella sanità lombarda
A delineare le priorità della Medicina Interna è stato Alberto Benetti, presidente regionale della SIMI Lombardia e direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna ad Alta Complessità dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda.
Benetti ha sottolineato come la gestione della cronicità richieda un rafforzamento della presenza internistica sia negli ospedali sia nei servizi territoriali: «La gestione della cronicità richiede un potenziamento sia in ambito ospedaliero che a livello territoriale. La presa in carico di pazienti polipatologici e complessi necessita di una continuità assistenziale tra l’ambiente ad alta intensità internistica propria dell’ospedale e quella territoriale, vicina alla quotidianità del paziente che rientra al domicilio».
Secondo la SIMI, il medico internista deve assumere un ruolo centrale nel coordinamento dei percorsi di cura, soprattutto per i pazienti affetti da più patologie contemporaneamente, garantendo una visione complessiva della persona e non limitata alla singola malattia.
Prevenzione e diagnosi precoce per limitare la cronicità
Nel corso del congresso è stato affrontato anche il tema della prevenzione e della diagnosi precoce. La Medicina Interna, secondo gli specialisti, deve intervenire prima che le patologie evolvano in condizioni croniche complesse.
«Investire sulla cura precoce di patologie diffuse come obesità, ipertensione e diabete significa evitare che evolvano in quadri cronici complessi e polipatologici», ha spiegato Benetti, evidenziando come una presa in carico tempestiva possa migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre il peso economico e sociale sulle famiglie e sul sistema sanitario.
Gli internisti hanno inoltre ribadito la necessità di sviluppare percorsi integrati che favoriscano il collegamento tra ospedali, Case di Comunità, Ospedali di Comunità e medici di Medicina Generale, in una logica di rete sanitaria territoriale.
L’ascolto del paziente come parte integrante della cura
Uno dei temi centrali del congresso è stato il rapporto medico-paziente e il valore dell’ascolto nella pratica clinica. Durante il confronto è stato ricordato come il tempo medio di una visita medica sia oggi di circa nove minuti e come il paziente abbia spesso meno di mezzo minuto per descrivere i propri sintomi.
Per la SIMI, l’empatia rappresenta invece uno strumento clinico fondamentale. «L’intelligenza artificiale aiuterà la precisione tecnica, ma non potrà mai sostituire l’ascolto», ha dichiarato Benetti. «Per noi medici l’empatia è uno strumento clinico: una visita che include l’ascolto degli aspetti psicologici e sociali è tempo guadagnato in termini di aderenza terapeutica e appropriatezza prescrittiva».
Secondo gli specialisti, una relazione più attenta e continuativa con il paziente consente di migliorare l’efficacia delle cure e ridurre il rischio che le persone si affidino a percorsi terapeutici alternativi o privi di validazione scientifica.
Appropriatezza e formazione contro la medicina difensiva
Nel dibattito è emersa anche la necessità di contrastare la cosiddetta medicina difensiva attraverso il rafforzamento delle competenze professionali e dell’appropriatezza prescrittiva.
La SIMI sottolinea infatti come una quota significativa degli esami richiesti nella pratica clinica non sia sempre pienamente appropriata, con conseguenze sia sul sistema sanitario sia sui pazienti.
«Vogliamo professionisti che abbiano il coraggio dell’appropriatezza: dare il trattamento giusto a chi può trarne beneficio», ha affermato Benetti, richiamando l’importanza di una formazione medica capace di integrare competenze scientifiche, ascolto e valutazione personalizzata dei percorsi diagnostici e terapeutici.
La rete della Medicina Interna tra ospedali e territorio
Con circa mille reparti attivi in Italia e la gestione del 16% dei ricoveri ospedalieri complessivi, la Medicina Interna viene indicata dalla SIMI come una delle principali strutture portanti del sistema sanitario nazionale.
Nel contesto lombardo, gli internisti chiedono di rafforzare ulteriormente il collegamento operativo con i servizi territoriali e con i medici di base, anche attraverso una collaborazione più stretta con le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità.
Benetti conclude indicando la disponibilità della società scientifica a collaborare con le istituzioni regionali nella programmazione sanitaria: «Vogliamo collocarci come partner di fiducia delle istituzioni per la programmazione sanitaria, unendo l’eccellenza della rete universitaria a una presenza capillare negli ospedali, pronta a guidare il cambiamento verso una medicina sempre più vicina alla persona».
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